Per favore, almeno chiamiamoli “Red Bloc”…

L’Italia è il Paese dei furbetti. Ci sono i furbetti del quartiere e, immancabili, i furbetti della redazione. Una volta vestivano l’eskimo, come diceva il titolo del famoso libro di Michele Brambilla, sottotitolato “quando le Br erano sedicenti”. E i metodi sono sempre gli stessi, anche se i sedicenti hanno cambiato nome. Le cronache dei giorni scorsi, delle manifestazioni romane e degli scontri annunciati, ci hanno raccontato l’ennesima mistificazione. Prestigiose pay-tv hanno preferito far raccontare gli eventi in diretta dai partecipanti e dagli organizzatori: ottimo giornalismo “super partes”… Un noto quotidiano romano sottolineava la presenza alla manifestazione “non solo di giovani di sinistra” ma anche di “molti skinhead con la ragnatela tatuata sul gomito… simbolo dei neo-nazisti che aderiscono alla Fratellanza Ariana…”. Non si sa se il giornalista che ha scritto questo delirio è un falsificatore o un semplice ignorante. L’ultimo dei cronisti di eventi politici sa che da decenni insieme ai militanti dei centri sociali sfilano a decine sedicenti “red-skin”, “sharp” o definiti con altri esotici nomignoli, in tutto simili agli skin-head “cattivi”, ma con dalla loro la protezione dell’essere schierati a sinistra. Comunque abbastanza “mimetici” da servire al gioco furbetto che già dopo il G8 di Genova faceva dire a Fausto Bertinotti che “d’altronde” quelli che avevano devastato la città si chiamavano “Blocco Nero”. I giornalisti più di chiunque sanno che “le parole sono importanti”. E questi fantomatici black bloc sono la soluzione di tutti i problemi. Nascono negli Stati Uniti, vengono dall’Inghilterra, la Francia, la Grecia… Insomma da qualunque posto ma non dall’Italia. Semmai sono “anarchici”… non certo comunisti. E poi non è nemmeno detto. Ogni volta che ci sono scontri e feriti, infatti, un abile fotografo fornisce lo scatto di un incappucciato col braccio teso che sembra fare un saluto equivoco. Poi si scopre che aveva appena lanciato un sasso… Insomma, non stiamo al gioco dei furbetti. Non sono black-bloc, non è il Blocco Nero, sono sempre “loro”, quelli che a volte chiamano “disobbedienti” (come ragazzi monelli), o “antagonisti”, che ha un che di sportivo, o semplicemente i giovani, gli studenti, i manifestanti… Quelli insomma che hanno ragione anche quando hanno torto. Al contrario di “quegli altri”, che anche quando sono gli aggrediti sono comunque “i fascisti”… E quindi se lo meritavano.