L’ultima frontiera del politicamente corretto è il “no pink”: al bando il rosa che umilia le femmine

Abbasso il rosa! È partita la crociata contro la dittatura del colore unico che perseguita da secoli l’universo femminile. L’ultima frontiera del femminismo narrativo arriva dal libro Cosa c’è di  più noioso che essere una principessa rosa?  di Raquel Dìaz Reguera, giunto alla terza edizione in Spagna e tradotto in Italia dalla casa editrice Settenove. «Carlotta era arcistufa del rosa, sognava di cacciare draghi e volare in mongolfiera e non aveva alcuna voglia di baciare rospi per trovare il principe azzurro!», scrive l’autrice nel «tentativo – commenta una sedotta Serena Dandini nella sua rubrica su Io donna  – di seminare qualche nuovo modello modello alternativo in questo nostro Paese, ancora pieno di ragnatele sessuofobe». Addirittura? Il rosa in tutte le sue sfumature cromatiche sarebbe un simbolo sessista da combattere contro le discriminazioni di genere? Nel mirino della principessa che sogna il total black c’è – udite udite – la legge marziale che parte dal fiocco sulla culla appena nate e sale via via in un’escalation vorticosa di vestitini, pelouche, camerette, vasetti, pettini e mutandine. Insomma la trincea del politicamente corretto passa per il “no pink”. La tesi è stata presa molto sul serio dal governo spagnolo che ha scelto il libello per la Piattaforma dell’infanzia che lavora nelle scuole sull’odiosa divisione dei ruoli che fin dall’infanzia “pretende” di separare maschi e femmine.

Dopo la rivolta delle femministe di Princeton, che negli anni ’70 hanno dichiarato guerra all’universo narrativo adottato nelle scuole perché «sin dalla prima elementare i nostri figli imparano che i maschi sono dominanti e le femmine passive», dopo la pagella della favole politicamente corrette con la messa al bando di Cenerentola e il tifo per Cappuccetto rosso, lei sì emancipata e moderna, arriva l’epopea della  “principessa differente” che sogna il verde, il giallo, il viola e il nero. Sempre in Spagna il governo Zapatero, insieme alla ministra dell’Eguaglianza, ha promosso la riscrittura delle fiabe tradizionali, diseducative e sessuofobe. Un esempio? «Non molto tempo fa c’era una principessa che si chiamava Alba Aurora, delicata ed amabile, ma anche molto agile e sportiva, a cui piaceva, tutti i sabati, scalare montagne o fare camping in spiaggia». Anche qui c’è un principe che bussa alla finestra di Alba e si offre di salvarla da un mago malvagio ma lei risponde “Io non ne conosco ma se ce ne fosse uno troverei il modo di liberarmene da sola”. Il principe, tristissimo, fa per andarsene, ma Alba lo richiama e gli propone di visitare la Muraglia cinese in moto. Lui accetta entusiasta… poi salgono sulla moto e… diventarono buoni amici…». Chissà se lui almeno era vestito di azzurro.