Ora ci si mette anche Strasburgo: approvata risoluzione contro la Bossi–Fini

La  demagogia non ha frontiere. Aizzati dai soli noti agit-prop,  i deputati europei corrono in sostegno delle sinistre italiane nella loro strumentale polemica contro la legge Bossi Fini. Il Parlamento Ue ha approvato  una risoluzione bipartisan sui flussi di migranti nel Mediterraneo dopo la tragedia di Lampedusa in cui si chiede tra l’altro di «modificare o rivedere eventuali normative che infliggono sanzioni a chi presta assistenza in mare», un implicito riferimento alla legge Bossi-Fini.

È probabile però che non sia solo una questione di affinità ideologica con i più esagitati parlamentari nostrani. C’è anche la volontà chiara dei Paesi del Nordeuropa di scaricare sull’Italia il problema dell’esodo dei profughi dal Corno d’Africa e da altre zone in difficoltà. Gli euro-onorevoli se ne vogliono insomma lavare le mani e chiamare ingiustamente in causa la nostra legislazione in materia di immigrazione, una legislazione  che con l’emergenza profughi non c’entra proprio nulla, dal momento che si rivolge solo a stabilire regole per il permesso di soggiorno dei lavoratori stranieri.  Guardacaso, l’iniziativa di Strasburgo arriva proprio alla vigilia  del vertice di Bruxelles in cui si parlerà dell’emergenza profughi nel Mediterraneo. Il premier Letta ha fatto già sapere che l’Italia  chiederà a gran voce aiuti concreti all’Europa. «Non accetteremo compromessi al ribasso», ha detto il presidente del Consiglio.  Alcuni punti di quella che sarà la posizione italiana sono stati anticipati dal viceministro agli Esteri, Lapo Pistelli a margine del Foro di cooperazione rafforzata 5+5 del Mediterraneo occidentale, in corso a Barcellona: «A Bruxelles  l’Italia premerà perché Frontex sia dotato dei mezzi navali e operativi necessari per affrontare i controlli alle frontiere».  Così, con molta chiarezza, Pistelli riassume la questione: «Il vero problema è sempre stato far comprendere al resto dell’Europa che le migrazioni nel Mediterraneo non erano un problema dei Paesi rivieraschi, ma della porta di ingresso in Europa di un altro Continente. E riguarda noi come gli svedesi, gli irlandesi con la stessa intensità»