Non solo via mare: gli africani provano a entrare anche dai monti svizzeri. E anche lì rischiano la vita

Non solo il mare, non solo i barconi, con gli scafisti, con l’incubo delle onde e della burrasca. Gli immigrati arrivano anche da sopra, dai monti della Svizzera, o almeno ci provano. Proprio oggi undici migranti, probabilmente di nazionalità eritrea, sono stati soccorsi mentre cercavano di entrare in Svizzera dal colle del Gran San Bernardo. Sono stati sorpresi da una nevicata e si sono rifugiati in una casa cantoniera: una volta scoperti hanno cercato di fuggire ma sono stati recuperati da polizia e guardia di finanza. Sul posto è intervenuta anche la protezione civile valdostana. I migranti sono ora stati condotti in questura per l’identificazione. Resta al vaglio degli inquirenti la posizione del conducente della monovolume su cui viaggiavano, che potrebbe essere accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il 9 giugno, tramite un referendum, gli svizzeri si sono pronunciati con ampio margine a favore di un inasprimento della legge sull’asilo. Rispetto agli altri stati dell’Ue, il paese è stato particolarmente generoso per ciò che concerne l’accoglienza ai rifugiati politici. M ail provvedimento più radicale e che irrita maggiormente Bruxelles resta l’applicazione della clausola di salvaguardia, in virtù della quale la Svizzera può accorciare i permessi di lungo soggiorno ai lavoratori dell’Unione europea, tra i quali gli spagnoli. Nel corso dei prossimi 18 mesi saranno indetti fino a tre referendum per decidere se gli stranieri potranno o meno varcare la frontiera elvetica, contribuendo a ridefinire l’identità di un paese all’interno del quale gli immigrati (il 23 per cento della popolazione, per lo più europei e in maggioranza tedeschi) sono da sempre il motore dell’economia locale.