«Non posso vivere senza Facebook». Diciassettenne indiana si impicca dopo il divieto dei genitori

«Non posso vivere senza facebook». Una ragazza di 17 anni si è suicidata nell’India centrale perché i genitori le avevano impedito  di usare il sito più visitato al mondo con circa 1 miliardo di utenti. La notizia-choc è riportata dal Times of India: l’adolescente, di nome Aishwarya S Dahiwal e residente a Parbhani (Maharashtra) aveva avuto un’accesa discussione alcuni giorni fa con il padre che l’aveva sorpresa a chattare sul computer con degli amici. Dopo il litigio la ragazza si è chiusa in camera e si è impiccata al ventilatore del soffitto lasciando un biglietto in cui spiegava i motivi del suo tragico gesto, accusando i genitori di impedirle di accedere al popolare programma. «Non posso stare in una casa dove non posso accedere a internet – ha scritto – perché non posso vivere senza Facebook». Secondo la polizia, i genitori avevano paura che  facesse «brutte esperienze» online.  «Volevo soltanto che si concentrasse sullo studio», ha detto ai giornalisti il padre Sunil Dahiwal sotto shock per la tragedia. In India ci sono oltre 80 milioni di utenti di social network e Facebook è il più usato soprattutto dai giovani delle metropoli. Una febbre virale che accomuna gli adolescenti di tutto il mondo e ha rivoluzionato la comunicazione sociale e l’emotività degli utenti, soprattutto tra giovani e giovanissimi che, oltre a trascorrere ore e ore davanti ad uno schermo, tralasciando amicizie reali, studio, sport, diventano sempre più incapaci di affrontare situazioni “reali” o confrontarsi con gli altri senza che una chat o un clic su “mi piace”. L’allarme sulla dipendenza dai Social network non è nuovo tanto che gli effetti negativi della “facebookite” sono stati analizzati da diversi studi scientifici che hanno puntato l’attenzione sul circolo vizioso scaturito dalla percezione di uno stato di euforia e a felicità artificiale procurato dagli scambi che corrono sulla rete. Secondo uno studio dell’Università del North Carolina, infatti, ogni volta che riceviamo un “mi Piace” sul Social Network blu, o un “retweet” su Twitter, il nostro organismo rilascerebbe una piccola scarica di dopamina, che, regolando il nostro senso di gratificazione, è coinvolto nei fenomeni di dipendenza. Mezzi potenti, invasivi e suadenti ma anche di straordinaria utilità che non vanno né idolatrati né demonizzati. L’importante –  consigliano gli esperti – è non restare incollati ore e ore davanti al pc. Molto dipende anche dall’atteggiamento degli adulti perché il divieto – come è noto – aumenta l’interesse e la voglia di trasgressione.  C’è chi mette mano al portafogli per disintossicare il proprio figlio e convincerlo a prendersi una pausa.  A Boston la 14enne Rachel e suo padre Paul Baier hanno sottoscritto un regolare contratto (naturalmente postato su un blog) nel quale il babbo si impegna a pagare alla propria figlia  200 dollari per cinque mesi senza Facebook, 50 dollari al momento della disattivazione dell’account e  150 al termine dell’astinenza.