No Tav, Roma si lecca le ferite e conta i danni: almeno due milioni di euro. E a Porta Pia l’assedio continua

«L’assedio non finisce qui». È scritto a chiare lettere sullo striscione che circonda il presidio di Porta Pia, a Roma, dove da due giorni i movimenti per la casa, dopo la manifestazione con i No Tav,  stanno presiediando la zona in attesa di essere ricevuti dal governo. Decine di attivisti hanno passato la notte nelle poche tende rimaste montate nel parcheggio antistante il ministero delle Infrastrutture. A monitorare la zona ci sono ancora blindati e camionette di polizia e Guardia di Finanza, disposte anche di fronte all’ingresso del ministero delle Finanze, contro il quale sabato sono state lanciate bombe carta e fumogeni in segno di protesta. Manifesti e striscioni sono presenti ancora anche ai piedi del monumento ai bersaglieri, anche se il piazzale di Porta Pia è stato sgomberato per non intralciare il traffico. Le tende hanno infatti liberato la piazza. «Resta un presidio al parcheggio antistante il ministero delle Infrastrutture – ha spiegato Luca Fagiano, dei movimenti per il diritto all’abitare – fino a domani quando dalle 17.30 circa inizierà una manifestazione più ampia in concomitanza con l’incontro con il ministro Lupi». Intanto si fanno i conti sui danni. Il bilancio della due giorni di proteste che hanno attraversato la Capitale vede 16 fermati e domani il gip dovrà esaminare la richiesta della procura di convalida di sei fermi; cinque i black bloc espulsi. «È andata veramente molto meglio di quanto tante Cassandre sperassero», ha commentato Angelino Alfano nel ringraziare le forze dell’ordine che hanno presidiato per l’intero weekend strade e palazzi governativi. Soddisfazione per il piano sicurezza è stata espressa anche dalla questura, che solo sabato ha mobilitato quattromila agenti lungo tutto il percorso del corteo. È invece andata decisamente peggio per i negozi romani, con la Confcommercio che parla di «disastro economico» quantificabile con un calo dei fatturati pari a due milioni di euro. «Basta. Troviamo soluzioni alternative per queste manifestazioni», ha detto il presidente di Federmoda, Massimiliano De Toma nel fare  suo l’appello del presidente della Confcommercio, Giuseppe Roscioli, di sposare questi eventi «alla domenica». Quanto ai danni per la città il conto è salato, i centri sociali e gli estremisti di sinistra  hanno distrtto decine cassonetti e sono moltissimi i palazzi sui quali si dovrà intervenire per cancellare le scritte, oltre chiaramente ai mancati incassi dei commercianti.