Nel Pdl si fa strada l’idea del congresso. Berlusconi assicura il suo «impegno totale»

Un congresso del Pdl, sotto la leadership di Berlusconi, per rimettere «tutto in discussione», ruoli e linea politica. È quanto propone Maurizio Gasparri che, dice, con Romani e Matteoli, si sta impegnando «per garantire l’unità del partito e per dire che una spaccatura sarebbe una follia. Per avere coesione, però, bisogna rimettere tutto in discussione. Nella vita dei partiti è sempre successo che ci siano stati avvicendamenti e aggiustamenti, è fisiologico e si sopravvive tutto. Quelli come me, Matteoli e Romani stanno lavorando con questo spirito. Non abbiamo interessi personali in questa vicenda, però abbiamo una nostra responsabilità ed esperienza», afferma il vicepresidente del Senato che rilancia: «Se necessario, chiameremo a raccolta i normali, quelli che non sono né con i falchi né con le colombe. Siamo noi la maggioranza. Siamo il numero notevole di forze tranquille». Per Gasparri, che afferma di aver sentito Berlusconi («mi ha assicurato che il suo impegno è totale»), la «prospettiva congressuale sarebbe fisiologica, fermo restando la leadership di Berlusconi, che è un fatto sostanziale che neppure la decadenza o altre vergogne possono far venire in meno». Nel congresso si dovrà discutere anche di linea politica: «Io ad esempio sono per il centrodestra e non per una restaurazione centrista. Dobbiamo fare il centrodestra, con un congresso aperto, e basse quote di iscrizione per favore la partecipazione».

«Non posso credere che il tenore del confronto che si è aperto in vista di una rinnovata unità del partito – dice a sua volta Sandro Bondi – sia caratterizzato dalla richiesta di “tagliare delle teste”, un linguaggio violento e uno spirito politico irriconoscibili e assenti finora nella storia a cui ho creduto di partecipare in questi vent’anni. Spero che queste numerose e ripetute indiscrezioni siano smentite con chiarezza».