Nel Pd infuria il commercio delle tessere. Sospeso a Roma, tra le minacce, un congresso di circolo

Strane cose accadono nel Pd in vista del congresso. Il partito che innalza lo stendardo della legalità e accusa gli uomini del centrodestra di trasgredire i canoni dell’etica  pubblica è lo stesso partito che conosce da giorni un’impennata di tesseramenti a dir poco sospetta. Da Nord a Sud, si moltiplicano i   casi di  misteriosa “lievitazione” delle iscrizioni. A Palermo i tesserati del Pd sono quadruplicati in pochi giorni. Valanga di tessere anche a Messina. A Catania c’è chi si ritrova iscritto al Pd senza saperlo.  A Foggia c’è  un candidato alla segreteria provinciale del  Pd, Michelangelo Lombardi, che accusa uno dei suoi competitor di spingere un imprenditore suo amico a un «gioco sporco di tesseramenti forzati». A Torino invece le iscrizioni sono raddoppiate nel giro di pochi giorni. Si direbbe quasi che siamo tornati agli anni ruggenti della Balena Bianca del Divo Giulio e dei suoi amici.

In attesa delle elezioni e del probabile voto di scambio, furoreggia il più allegro commercio  delle tessere.  L’ultimissimo, clamoroso caso è accaduto a Roma, per l’esattezza  al circolo Pd Cotral di San Paolo. A centinaia continuavano ad arrivare, chi in macchina chi in pullman, pronti a tesserarsi per potere così votare per l’elezione del nuovo segretario romano. Per questo,  la garante del congresso dei lavoratori Cotral, Serena Colonna, ha chiuso le urne, ritirato le schede ed interrotto le votazioni. A quel punto è scoppiata la baraonda. Denuncia Colonna: «Sono stata derisa e minacciata, qualcuno è arrivato a dirmi ringrazia che sei una donna. Dopo alcune ore di voto non ho potuto far altro che constatare la mancanza di trasparenza e legalità nel congresso e ho deciso di interromperlo. In fila c’erano ancora un centinaio di persone che volevano iscriversi, così come fatto da tantissimi votanti che sono arrivati a tesserarsi ieri sera, senza peraltro averne titolo». «C’è stata una palese violazione del regolamento regionale. Mi sono rifiutata di compilare il verbale e ho deciso di chiudere le urne e ritirare le schede. Si era creato un clima ostile, di tensione». E questo  sarebbe il partito delle anime belle e della legalità?  Di legale c’è ben poco, di bello ancor meno. Soprattutto non si vede dove sia andata a finire l’anima.