Napolitano sollecita la legge sul negazionismo, ma il M5S ne blocca l’approvazione in Senato

Il M5S dice no alla sede deliberante per l’approvazione del reato di negazionismo. «Per noi è meglio andare in aula, per approfondire, senza l’assillo di rincorrere le ricorrenze» dice Maurizio Buccarella, componente della commissione Giustizia in Senato». Poche ore prima, il presidente Napolitano, a margine della cerimonia alla Sinagoga per la commemorazione del settantesimo anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma, aveva auspicato la  sollecita approvazione della legge : «È un merito del nostro Parlamento. E sono convinto che verrà presto completato l’iter di approvazione». S’era quindi fatta concreta la possibilità che la legge fosse approvata oggi stesso  dalla Commissione Affari costituzionali in sede deliberante. E in tal senso si era espresso anche il presidente del Senato, Pietro  Grasso, che aveva sottyoilienato in Aula il particolare significato di approvare il Ddl in Senato nel giorno stesso della ricorrenza del ratrellamento degli ebrei romani. Alcuni senatori hanno  però contestato la decisione ddi accelerare l’iter legislativo. Tra questi, il senatore del Psi Enrico Buemi, che ha annunciato polemicamente: «Non si puo’ fare carta straccia delle regole mi dimetto da senatore». Il parlamentare ha motivato la sua presa di posizione affermando che «non si può lavorare in sede deliberante in commissione mentre in aula ci sono le riforme». A quel punto i lavori della commissione sono stati sospesi e gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno spiegato ai cronisti che stavano valutando se formalizzare (come poi hanno fatto)  la richiesta di annullamento della sede deliberante. Nettamente contrario alla deliberante anche il senatore del Pdl Carlo Giovanardi che, peraltro, contesta anche il testo nel merito perché ritiene che bisogna circoscrivere il tema del negazionismo al solo Olocausto degli ebrei. Di diverso parere il senatore del Pd Felice Casson che sottolinea come la sede deliberante sia «un importante segnale politico» precisando che  «questo non significa che non si possano fare degli emendamenti anche in questa sede».