Mps restituisce i “Monti bond”. E allora l’Imu servì davvero per salvare la banca “rossa”? A pensar male…

«Non è vero», «è una campagna di fango», «noi facciamo tutto per il bene del Paese»: così reagirono i vari ministri del governo tecnico quando si scoprì quella strana coincidenza, e cioè che i soldi incassati dall’Imu corrispondevano a quelli sborsati per il salvataggio della banca “rossa”, il Monte dei Paschi di Siena. Si trattava dei cosiddetti Monti Bond, per un importo di 3,9 miliardi di euro. I professoroni di Palazzo Chigi reagirono con stizza, «nessuno si permetta di dire queste cose»,  ma il dubbio, l’atroce dubbio, rimase. «Il finanziamento del governo a Mps – spiegò Monti – se ci sarà, sarà un prestito. L’Imu, mi spiace ricordarlo, è una tassa e non torna indietro». Spiace per lui, ma sull’Imu si è tornati fortunatamente indietro, almeno per quest’anno, nonostante i tentativi del “partito delle tasse” di far pagare lo stesso l’imposta sulla prima casa. E arriva anche la conferma che non si fece nessuna campagna di fango quando venne il sospetto che i soldi dell’Imu fossero finiti per salvare la banca più cara alla sinistra. La notizia è infatti ufficiale: «Mps si impegna a rimborsare, entro il 2014, 3 miliardi di euro di Monti bond, ovvero più del 70 per cento del totale», si legge nella nota relativa al piano di salvataggio approvato dal Cda. Se la matematica non è un opinione, è proprio l’importo ottenuto dal governo Monti. Di solito le tasse si pagano per avere servizi, allora – prestito o non prestito – fu tolto denaro per mettere al sicuro il Monte dei Paschi, mentre la benzina era alle stelle e le famiglie facevano sacrifici enormi. Dall’abbiamo una banca al salviamo una banca. E peggio per chi le banche non le ha.