Morto a 102 anni il generale Giap, l’eroe vietnamita della sinistra che ispirò le “gesta” delle Brigate rosse

«Se il nemico attacca noi ci ritiriamo; se il nemico si ritira, noi attacchiamo». Con questa massima alla Catalano, il generale vietnamita Vo Nguyen Giap vinse tutte le sue guerre contro i francesi e gli americani. Guerriglie, più che guerre, ma in grado di fare del generale Giap un eroe della resistenza vietnamita. Un eroe sanguinario, immolatosi sull’altare del marxismo, morto oggi all’età di 102 anni circondato da un’aurea di leggenda che ha travalicato i confini asiatici, al punto da fargli meritare (incredibile ma vero) la cittadinanza onoraria del comune romano di Genzano, attribuitagli nel ’93 da un sindaco evidentemente molto rosso. Giap fu il professionista della guerriglia “asimettrica” che ispirò le gesta delle Brigate rosse, nei cui covi furono ritrovate alcuni libri del generale dal titolo eloquente come ”Ancora una volta vinceremo” , nel quale dettagliava le strategie di guerra e il coinvolgimento delle masse proletarie, teorie che valsero la fama di Napoleone asiatico. Non è un caso se oggi nelle accademie miliari si studi ancora la Battaglia di Dien Bien Phu, che si svolse nel 1954 tra le forze Viet Minh comandate da Giap, e le truppe francesi coloniali. La tattica? Con una forte disparità di uomini  e mezzi, Giap strozzò il nemico avvicinandolo con un reticolo di trincee. «I guerriglieri vietnamiti del generale Giap seguono, nell’assedio delle posizioni francesi, la tattica classica di tipo ottocentesco: nel terreno molle, intriso dalla pioggia, scavano lunghe trincee, dalle quali si slanciano a piccoli gruppi contentandosi di avvicinarsi ai reticolati francesi anche di otto o dieci metri soltanto. Poi, sotto il fuoco della difesa, scavano una nuova trincea», raccontava l’inviato della Associated Press John Roderick. Successivamente, sempre come comandante dell’esercito Vietminh, continuò nella guerra del Vietnam sconfiggendo ripetutamente le truppe statunitensi. Comunista e marxista “non dittatoriale”, il generale Giap resta l’icona di un’epoca fatta di pacistifi e sessantottottini che in piazza lanciavano fiori e in segreto si esaltavano per i manuale di guerra. Gli stessi che, ancora una volta, anche oggi, vincono le guerriglie ma non le guerre.