Monito di Visco alle banche: è ora di tagliare i maxi stipendi dei manager

Alle banche arriva nella Giornata del Risparmio un incitamento, che suona a tratti anche come un monito.  Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco alla giornata del Risparmio prova, sì,  a innalzare un’argine all’ondata di sfiducia che serpeggia ancora sui mercati verso gli istituti di credito italiani. Però li avverte anche  a non riposarsi sugli allori: devono  recuperare redditività agendo sul taglio dei costi, specie del personale, e la governance non trascurando di mettere mano ai maxi stipendi dei manager e dei vertici. Ancora più ottimista il ministro dell’economia Saccomanni secondo cui l’esame di Francoforte non provocherà l’intervento pubblico (previsto come ultima garanzia) per quelle banche in deficit di capitali e che non sono riuscite a trovare fondi privati. Tutti però devono fare pulizia in casa e continuare «nel risanamento» e l’eliminazione di «ritardi e negligenze». Solo banche sane infatti possono contribuire alla ripresa come sottolinea anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nel suo messaggio all’evento chiede che visti i primi segnali di ripresa serve uno «sforzo generale al quale non può mancare l’apporto del sistema bancario e finanziario» a partire «da un adeguato sostegno dei finanziamenti alle imprese». La metà delle imprese contattate nel sondaggio Bankitalia pensa infatti superata la fase più acuta della crisi.

Per Visco comunque non bisogna farsi illusioni: la ripresa economica ci metterà del tempo per riflettersi «nei bilanci delle banche» vista l’onda lunga delle sofferenze che ha toccato 75 miliardi di euro (+110 mld di partite deteriorate) e che oramai investe oltre un milione di clienti fra famiglie e imprese. Il sistema del credito deve trovare così una collaborazione con il mondo delle imprese cercando canali alternativi al mero finanziamento bancario. Il governatore non molla comunque la presa sui mali del sistema italiano del credito: la governance pletorica, costosa e a rischio conflitti di interesse e la partecipazione diretta al capitale delle imprese. «La vigilanza non può intervenire in maniera preventiva» ma «manterrà ferma l’azione di controllo».