Merkel: «Il mio telefono sotto controllo». Obama smentisce, ma la protesta dilaga

Il Datagate sta diventando un cataclisma mondiale. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto al presidente Usa Barack Obama che se fosse vero che il suo telefono è stato monitorato dagli Stati Uniti, questo sarebbe «del tutto inaccettabile». Lo riferisce il portavoce del governo tedesco. Seibert ha precisato che il governo federale è in possesso di informazioni che confermerebbero uno spionaggio del telefonino della cancelliera. Abbiamo «pregato il governo americano di fornirci immediata e completa chiarezza». La notizia del possibile spionaggio del cellulare della donna più potente del mondo era stata data da Spiegel online.  Pronta la smentita della Casa  Bianca. Obama ha assicurato alla cancelliera Angela Merkel che il suo telefono non è mai stato monitorato.  Il portavoce  Jay Carney «Stati Uniti non hanno mai monitorato il suo cellulare e le sue comunicazioni. Come ha sempre detto il presidente, siamo impegnati a raccogliere informazioni di intelligence stando attenti a trovare un equilibrio tra sicurezza e tutela della privacy». Stati Uniti, a fronte delle preoccupazioni del governo tedesco, come quelle espresse da Parigi, stanno portando avanti le loro verifiche sui metodi di raccolta dati ad opera della intelligence.

In precedenza, il presidente Francois Hollande aveva espresso, in una telefonata a Obama, «profondo biasimo» e «disapprovazione» per le attività di spionaggio dell’intelligence americana in Francia. Sarebbero 70 milioni le telefonate intercettate illegalmente. E si attende una risposta dell’Ue, che potrebbe arrivare già dal Vertice che si terrà a Bruxelles. Secondo quanto rivelato da Der Spiegel, proprio l’Ue era uno degli obiettivi «prioritari» dello spionaggio targato National Security Agency (Nsa). In un quadro di crescenti tensioni con l’amministrazione Usa, il primato per la protesta più clamorosa spetta al Brasile: la presidente Dilma Roussef ha attaccato gli Stati Uniti nel suo discorso all’Assemblea generale Onu, a fine settembre. «E’ stato un affronto alla sovranità del Brasile e alle regole che governano i rapporti amichevoli tra nazioni, una grave violazione dei diritti umani, un crimine totalmente inaccettabile».