Marino cancella i marò dal Campidoglio perché “minano l’integrità della facciata michelangiolesca…”

«Perché questa decisione? Marino deve spiegarci perché quell’immagine gli dà fastidio..», incalzava ieri Giorgia Meloni. «Un atto gravissimo, sul quale vogliano spiegazioni dettagliate», twittava Gianni Alemanno. «Marò, gesto Marino, vergogna per Roma 4 novembre mobilitazione generale» scriveva Ignazio La Russa. L’improvvisa rimozione dalla scalinata di piazza del Campidoglio della gigantografia che ritrae i due militari italiani sequestrati in India da un anno e mezzo, affissa lo scorso febbraio, è l’ultimo scivolone del sindaco di Roma che si trova all’estero (come Schettino ironizzano sulla rete) per non gestire la patata bollente del corteo dei No Tav. Lo stendardo con la scritta “Salviamo i nostri marò” sarebbe stato ammaninato dai dipendenti del Comune in occasione della veglia per le vittime di Lampedusa e dell’evento,  Il coraggio della speranza, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Perché?

Mentre l’ufficio stampa capitolino temporeggia e per molte ore sceglie il silenzio la protesta per lo sfregio monta sui social network in un tam tam di denunce e polemiche per un gesto inspiegabile. Post e commenti traversali non danno tregua al primo cittadino “invitato” a rimettere al suo posto lo striscione finché i due marò non torneranno a casa. “Il sindaco ciclista di Roma ha tolto dal palazzo del Campidoglio la foto dei nostri 2 ragazzi per fare posto ai morti di Lampedusa; gli italiani vengono sempre dopo per loro!!!! Vergogna, vergogna, vergognatevi!”, è uno dei tanti commenti indignati su Facebook. Solo in serata a stemperare le polemiche arriva una nota grottesca dell’ufficio stampa: l’immagine che deturpa la facciata michelangiolesca sarà ricollocata ma in altra posizione e chissà quando. Il testo è un capolavoro di ipocrisia: «Sono allo studio, da parte della Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, ipotesi per una rapida collocazione della gigantografia in una posizione che sia in grado di assicurare al contempo la massima visibilità e rilievo al messaggio e dall’altra l’esigenza di preservare l’integrità storico-artistica delle facciate dei palazzi storici e del disegno michelangiolesco». Capito? Nella capitale dell’abusivismo e delle okkupazioni, sotto scacco della violenza dei “pacifici” black bloc, sequestrata dal traffico, eterno cantiere aperto, uno stendardo  di solidarietà a Salvatore Latorre e Salvatore Girone deturpa l’integrità dei monumenti… Il tutto mentre la polizia  indiana Nia che sta indagando sull’incidente sarebbe pronta ad inviare un team a Roma per interrogare gli altri quattro marò che formavano il team di sicurezza sulla Enrica Lexie. Il tutto mentre la sorte dei militari del Battaglione San Marco è sempre più appesa alle pastoie burocratiche e diplomatiche in un eterno ping pong  tra Nuova Delhi e la Farnesina nel quale il governo Letta non brilla per coraggio e iniziativa.