Marina Berlusconi smentisce chi la vuole già incoronare e Alfano fa un passo indietro: il leader è Silvio

Marina è il nome che si invoca quando nel Pdl in via di trasformazione in Forza Italia il livello della tempesta interna è massimo. Marina è la Cavaliera. La primogenita. L’asso nella manica, come la definisce Il Giornale. Ma Berlusconi prima di decidersi al gran passo della successione familiare attende l’esito del voto sulla decadenza e non rinuncia a trattare con gli alfaniani. Intanto lei – che anche oggi come al solito ha smentito un impegno diretto in politica – studia da leader, almeno stando alle indiscrezioni di Repubblica. Ogni giovedì, secondo il quotidiano, Marina si incontra con Paolo Del Debbio e il giornalista la istruisce sull’arte del contraddittorio. C’è un allenamento in corso, dunque, ma non ancora una decisione presa. Spiega Mariastella Gelmini: “Il leader della nuova Forza Italia resta Berlusconi, ma Marina sarebbe una candidatura molto forte”. Stesso tenore della dichiarazione della “colomba” Formigoni: Marina va bene, ma è lei che non vuole impegnarsi in politica. L’unico scettico è Umberto Bossi che, parlando per esperienza personale, sottolinea: i figli è meglio lasciarli fuori dalla politica.

La vera partita da giocare, adesso, è quella in vista del consiglio nazionale dell’8 dicembre. La data fatidica. La data in cui tutti saranno obbligati a scoprire le carte nel partito. Nel giorno in cui gli italiani tirano fuori dagli armadi le scatole con gli addobbi natalizi nel Pdl “congelato” si tireranno fuori le firme. I membri del consiglio sono ottocento: ebbene i governativi di Alfano  mirano a raccogliere per quella data 300-350 firme necessarie a bloccare il passaggio a Forza Italia. C’è tempo per la raccolta di adesioni, dunque, ma anche per i ripensamenti. Se c’è chi, come Formigoni e Giovanardi, spingono per gruppi autonomi subito, c’è anche chi, come Schifani, pensa che prendere tempo sia la strategia migliore. Si tratta di un’area che lavora per l’unità e che non ha rinunciato all’idea di scongiurare spaccature insanabili. Anche perché un eventuale voto sulla decadenza del Cavaliere ricompatterebbe tutti attorno a un solo e unico leader, Silvio Berlusconi. Fino ad allora, meglio evitare fughe in avanti. E Alfano sembra pensarla così: nelle consuete anticipazioni del consueto libro di Bruno Vespa smentisce una raccolta di firme tra i suoi e si inchina alla leadership berlusconiana. “Il leader è il Cavaliere. Ogni mio documento – assicura – comincerebbe così”.