Marina in politica? Confalonieri: «Perché farle passare un calvario come quello del padre?»

Per carità, povera Marina… Fedele Confalonieri, che già in passato aveva definito «aberrante» la sentenza Mediaset, non commenta direttamente la decisione dei giudici sull’interdizione del Cav. Ma dal convegno dei giovani di Confindustria a Napoli risponde in maniera molto illuminante a una domanda dei cronisti: le piace l’idea di Marina Berlusconi in politica? «No, non mi piace per niente. Poveretta, perché farle passare un calvario come è successo per il padre…? Anche se, ritiene, lei  «non ci pensa assolutamente». Risparmiare alla figlia una “via crucis” simile a quella del padre è l’augurio più sentito. Poi usa l’arma dell’ironia, prendendo a prestito il titolo dei convegno, “Diamoci un taglio”. Scherza: «Si vede che l’hanno ascoltato», riducendo gli anni di interdizione di Berlusconi «da cinque a due».

Intervistato durante il meeting, Confalonieri fa un passo indietro. «Ero contrario» alla discesa in campo di Silvio Berlusconi in politica venti anni, fa «perché vedevo quello che sarebbe successo, i magistrati…. Però sottovalutavo», racconta il presidente di Mediaset. Al Cav rimprovera solo un una cosa non essere rimasto fedele a se stesso. Berlusconi è «un imprenditore accentratore, sicurissimo di sé», spiega, in politica, invece, «non è stato così accentratore, “despota”. Avrebbe dovuto essere più “cattivo”, deciso, cinico. Paga anche oggi il non essere stato così», aggiunge Confalonieri indicando in questo uno degli errori politici.  «Doveva essere più Berlusconi, non è stato Berlusconi fino in fondo».