Lo scalpo di Monti serve a favorire un accordo dei centristi con Berlusconi

Le dimissioni di Mario Monti da presidente e componente di Scelta Civica avranno conseguenze superiori a quelle apparenti. Il Professore ha reagito con la stizza tipica degli intellettuali a quelli che considerava giochini della politica, accusando Pierferdinando Casini e Mario Mauro di voler andare tra le braccia di Silvio Berlusconi.

In realtà la situazione è molto diversa. Le dimissioni del bocconiano rappresentano anzitutto il fallimento del tentativo di costruire un nuovo centrodestra che aveva visti impegnati alle scorse elezioni lo stesso Monti con Casini e Gianfranco Fini. Le urne hanno bocciato l’ipotesi che potessero esserci in Italia due centrodestra, confermando che quell’area è comunque stabilmente occupata da Berlusconi. A questo si è aggiunto il fallimento personale di Monti, che dopo essersi rivelato un ottimo presidente del consiglio ha tirato fuori il peggio di sé come leader politico, venendo bocciato prima con il risultato elettorale e poi con lo sgretolamento della sua eterogenea creatura politica.

In realtà Casini e Mauro non c’è l’hanno con Monti, ma avendo buona conoscenza dei meccanismi della politica hanno preso atto che quell’esperimento non è riuscito e approfittano della crisi del Cavaliere e del prevalere delle colombe in casa Pdl per tentare un’altra strada, quella della ricostruzione del centrodestra sotto l’egida del Partito popolare europeo, spurgato dagli estremismi leghisti e dai falchi berlusconiani. E per avviare questo processo non potevano che solleticare Berlusconi sul suo ruolo di padre nobile che rinuncia al ruolo attivo e manda avanti Angelino Alfano e i ministri che oggi lo rappresentano nel governo. Con questa strategia Alfano, Mauro e Casini possono dar vita ad un centrodestra “normale” e Berlusconi può in cambio incassare il risultato politico di uscire di scena lasciando un’eredità della sua “discesa in campo” e – molto probabilmente – un “aiutino” più o meno segreto per non farsi dichiarare decaduto in nome della Legge Severino (che lo interdice per sei anni), ma decadendo per la condanna inflittagli dalla magistratura (che limita i suoi diritti per soli due anni).

È questo lo scenario in cui si stanno muovendo coloro che vogliono ricostruire un centrodestra più centrista e moderato e meno populista. E per farlo serviva lo scalpo di Monti per imputare solo a lui il fallimento del precedente tentativo e un accordo con Berlusconi, oggi facile da ottenere sia perché pian piano sarà costretto a star fuori dalla politica attiva sia perché ha bisogno di aiuto per non decadere malamente.