L’ira dei leader europei spiati apre la strada a ritorsioni contro gli Usa. La Ue studia un’azione comune

Trentacinque leader mondiali spiati dalla National  Security Agenccy degli Usa: l’Europa protesta e minaccia ritorsioni commerciali contro gli americani. L’onda d’urto del Datagate si è abbattuta sul vertice europeo, il presidente dell’Europarlamento  Schulz invoca lo stop  ai negoziati sul libero scambio. L’indignazione è stata forte, tutti hanno concordato nel definire «inaccettabile» lo spionaggio ma i leader che hanno faticato a trovare risposte comuni. Sono stati tutti d’accordo nel chiedere spiegazioni agli Usa, ma sono state Francia e Germania a passare subito all’azione. Unite in un’iniziativa «aperta a tutti i paesi interessati» cercheranno di concordare con Washington entro l’anno un “codice” dello spionaggio. All’iniziativa, a parole si sono uniti tutti, compresa la Gran Bretagna che partecipa ai programmi di spionaggio americani e che ha «relazioni speciali con altri paesi» (come è costretto ad ammettere Van Rompuy). Ma Cameron può permettersi solo di annuire: certo non può permettersi di firmare una dichiarazione di condanna. E anzi si è impuntato sull’accelerazione del pacchetto legislativo per una “protezione dati” europea. La Commissione e molti paesi, a partire dalla Francia col sostegno dell’Italia, puntavano all’entrata in vigore entro la fine legislatura di aprile 2014. Invece nelle conclusioni si è parlto di «completamento del mercato unico digitale entro il 2015». Il presidente del Consiglio europeo, che prima del vertice aveva garantito che l’accelerazione sarebbe passata, nella conferenza stampa finale ha fatto slalom linguistici per non ammettere la sconfitta. L’asse tra Francia e Germania è scattato in un faccia a faccia tra Angela Merkel e Francois Hollande prima del vertice. In apertura di riunione ne avevano parlato con i colleghi. Il “codice” per lo spionaggio, definito “vitale” per combattere il terrorismo da Van Rompuy, dovrà servire a ricostruire la fiducia messa in crisi dalle rivelazioni al punto che «può pregiudicare la necessaria cooperazione nel campo della raccolta di informazioni». Anche perché, come ha rilevato Martin Schulz, l’intelligence Usa appare «fuori controllo». Infatti lo scandalo si è allargato ma dagli Stati Uniti continuano ad arrivare risposte che non spiegano, col presidente Obama che si è limitato a «comprendere le preoccupazioni» e ad annunciare una revisione del sistema di raccolta dati. Le parole notturne di Van Rompuy sono suonate comunque caute rispetto alla rabbia pubblica dei leader. «Spiare non è accettabile, tra alleati ci vuole fiducia. Non è solo un problema che riguarda me, ma tutti i cittadini», aveva detto Angela Merkel arrivando al Consiglio. Di vicenda «inaccettabile», l’aggettivo che più ricorre, aveva parlato anche Enrico Letta dopo che Glenn Greenwald, il giornalista che custodisce i segreti di Edward Snowden, ha rivelato che gli Usa hanno spiato pure il governo italiano. «Non possiamo tollerare che ci siano zone d’ombra o dubbi» aveva aggiunto il premier mentre Angelino Alfano, dal prevertice del Ppe, ribadiva che «difenderemo la privacy delle istituzioni e delle istituzioni, senza guardare in faccia nessuno». A volere una risposta unita dell’Europa erano i big delle istituzioni comunitarie, ma soluzioni forti non hanno trovato sostanza nel vertice. Duro dall’Italia il Garante della privacy, Antonello Soro che in un’intervista alla Stampa ha puntato il dito contro gli States: «Per difendere la sicurezza dell’America stanno calpestando un diritto fondamentale come quello alla privacy». Mentre in mattinata il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani assicura che «i trattati commerciali non sono a rischio, ma serve chiarezza su quanto emerso sul Datagate».