L’insensata guerra nel Pdl non si placa. Nessuno sospetta che alla fine si raccoglieranno macerie

Non ci sembra davvero il modo migliore per provare a tenere insieme un partito che di fatto si è spaccato non in due, ma almeno in tre o quattro tronconi. Interviste che si accavallano, intemerate che si susseguono, anatemi che si scagliano con una facilità impressionante tra chi aveva condiviso la stessa avventura politica per anni. Ci vorrebbe davvero un “pacificatore” per riportare alla ragione l’intero Pdl. Invece il “pacificatore”, l’unico ed il solo, vale a dire Berlusconi, guarda amaramente lo spettacolo che i suoi colonnelli e caporali stanno offrendo e desolato non può fare altro che prenderne atto.

E’ questo l’ultimo insulto ad un uomo, che quali che siano le opinioni su di lui, li ha “inventati”, uno per uno, questi signori che adesso si disputano le vesti della sua creatura politica incuranti dell’estetica, dell’eleganza e delle ragioni sostanziali che dovrebbero quanto meno indurli a non esasperare i toni e recuperare una dimensione civile nel dibattito e perfino nello scontro.

Altro che ricomposizione. Fino a quando ognuno non si sarà preso ciò che ritiene impropriamente  gli spetti, nel Pdl non ci sarà tregua. Ed i problemi saranno tanto più acuiti se la disputa si trasferisce sulla questione finanziaria che sembra marginale, invece è importantissima. La scissione ci sarebbe già stata se non fosse per il non marginale particolare che coloro i quali dovessero dare vita formalmente a Forza Italia, rinuncerebbero al finanziamento pubblico che giuridicamente spetta al Pdl. Come farebbero fronte agli impegni finanziari che non sono pochi?

Non è di poco momento la questione che si potrebbe pure dirimere se le fazioni non fossero l’una contra l’altra armata. L’intento di ciascuno è scoperto, prendersi il partito senza tanti complimenti fidando sulla conta interna che potrebbe risultare perfino sorprendente se si affidasse ad un congresso con tanto di tesseramento: tornerebbero in campo coloro i quali hanno maggiore capacità di tenuta sul territorio, a prescindere dalla politica e dai programmi.

Già la politica. In questi giorni, comprensibilmente convulsi, nessuno parla più di politica, non c’è uno solo dei contendenti che si avventura in un’analisi di ciò che è accaduto e nella previsione di ciò che potrebbe accadere. E’ questo che lascia più perplessi: la mancanza di un orizzonte che è poi stato, al netto della personalità trascinatrice di Berlusconi, il tallone d’Achille che ha mandato in pezzi in Pdl.

Per potersi ricomporre,  (ma al momento l’ipotesi ci sembra fantascientifica) è dalla politica che il partito dovrebbe ricominciare. Piuttosto che far rotolare teste e prendersi soddisfazioni che porterebbero il Pdl inevitabilmente alla scomparsa, la classe dirigente dovrebbe guardarsi negli occhi e raccontarsi senza indulgenze ciò che l’ha portata all’attuale decomposizione, a prescindere dalla vicenda giudiziaria di Berlusconi che certo ha dato una spinta decisiva alla frammentazione.

Accadrà? Ne dubitiamo fortemente. Sembra che gli animi invece di placarsi, si infiammino con il passare dei giorni. E ci si domanda quando avverrà la resa finale dei conti. Intanto, come dicevamo, Berlusconi assiste sgomento. Ed in tale stato che non gli appartiene, coloro che lo hanno visto di recente leggono la sua disperazione per un sogno infranto: lasciare ai moderati una casa nella quale si potessero riconoscere. Non è andata così.