L’assurda odissea giudiziaria di Scaglia, fondatore di Fastweb: un anno di carcere e di gogna, poi l’assoluzione…

«Fastweb: dalla Banda Larga alla Banda Bassotti». «Il fondatore Silvio Scaglia è latitante. Ma finirà nella rete». «L’Antimafia chiede l’arresto per riciclaggio di denaro sporco del fondatore di Fastweb. Almeno un collegamento funzionava sempre». Era il 23 febbraio 2010 e il sito di satira Spinoza si scatenava in ferocissime battute sul manager appena arrestato e già messo alla gogna. Ieri è arrivata l’assoluzione per il fondatore di Fastweb, dopo un anno di carcere preventivo. Un anno di detenzione in attesa di essere giudicato: una carriera imprenditoriale polverizzata, l’ennesima vittima del sistema giudiziario italiano. L’inchiesta, partita tre anni fa e condotta dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti, faceva riferimento ad una “Frode Carosello” in un presunto maxiriciclaggio di 2 miliardi di euro che aveva visto coinvolti gli ex vertici dirigenziali di Fastweb e Telecom Italia Sparkle.

Ieri la sentenza che ha ribaltato il teorema accusatorio per un imputato su tre: diciotto condanne e 7 assoluzioni. La pena maggiore, 15 anni, è stata inflitta all’imprenditore Gennaro Mokbel. Assolti con Scaglia, l’ex ad di Telecom Italia Sparkle, Stefano Mazzitelli. I giudici della I sezione penale hanno, inoltre, condannato a 8 anni di reclusione Giorgia Ricci, moglie di Mokbel. Condanna a 11 anni di reclusione per il consulente Carlo Focarelli, 7 anni per l’ufficiale della Guardia di Finanza Luca Berriola, 5 anni e 4 mesi per l’avvocato Paolo Colosimo, 9 anni per Silvio Fanella e 6 anni per Bruno Zito. I sette assolti sono usciti dal processo, a seconda delle singole contestazioni, o con la formula «per non aver commesso il fatto» o «perché il fatto non costituisce reato». Scaglia, alla lettura della sentenza è apparso visibilmente commosso: «È finito un incubo», ha commentato con i giornalisti.