L’idea “meravigliosa” di Renzi? Scrivere parole banali in senso contrario e spacciarle per idee originali

Matteo Renzi ha avuto un’idea meravigliosa: rendere originali le sue banalità scrivendole al contrario. È questo il senso della campagna appena lanciata per la scalata alla segreteria del Pd, il cui slogan è «L’Italia cambia verso». Sottolineando il messaggio  che, con lui alla guida Partito democratico,  il Paese muterà direzione, Matteo cambia direzione anche alla scrittura delle parole, il “verso” appunto, proponendole, sui manifesti che ha postato su Facebook, al contrario: da destra verso sinistra, come se fossero riflesse in uno specchio.

L’aspirante segretario del Pd, contrappone ad esempio il concetto di  «raccomandati» a quello di  «bravi» , dichiarando di battersi  per la meritocrazia. Messa così, in modo lineare, tale  contrapposizione potrebbe difficilmente l’attenzione di qualcuno. E ciò per effetto della sua ovvietà: chi mai, raccomandati compresi, è solito dirsi contrario al sistema della meritocrazia? Se però la parola “raccomandazione” è scritta al contrario, può darsi che il lieve sforzo di lettura susciti curiosità e crei un effetto di originalità.  Due frasette scritte nell’area sottostante prvvederanno  poi a illustrare  il messaggio. In questo caso la didascalia  è :«La meritocrazia è l’unica medicina per la politica, per l’impresa, per la ricerca, per la pubblica amministrazione. Gli amici degli amici se ne faranno una ragione». Anche le altre coppie di opposti lanciate  da Renzi comunicano banalità e concetti triti e ritriti: «Il Palazzo – la strada»,  «Lamentarsi – cambiare»,   «Paura – coraggio», «Conservazione – futuro», «Burocrazia –  semplicità».  «In due “opposti” Renzi allude a Berlusconi: «Il Cavaliere–gli italiani», «Perdere bene–vincere»: la qual cosa è facilmente spiegabile dal fatto che i destinatari del messaggio sono principalmente i sostenitori del Pd.

Tutto qua? Sarebbero queste  l’originalità di Renzi, la sua proposta per l’Italia, la sua capacità “visionaria”? Il sindaco di Firenze non fa altro che trasformare l’ovvietà  in messaggio politico. La forma sarà anche originale, ma se non veicola nuove idee, a che serve? Le banalità rimangono banalità. E, se scritte in senso contrario, finiscono per diventare contrarie al senso (comune).