Letta si accorge a tempo scaduto del danno provocato con la sua inerzia. Pd cinico o irresponsabile?

Enrico Letta sembra essersi svegliato dal suo sonno dogmatico. Finalmente ha preso contezza del disastro provocato dal suo Pd con l’approvazione della modifica del Regolamento del Senato sul voto segreto. Ma troppo tardi ha mosso le sue pedine il presidente del Consiglio. Adesso, per quante assicurazioni riceva, sente franare la terra sotto i piedi.

E’ più che naturale che il Pdl reagisca, perfino in punto di diritto, contro la decisione della Giunta, facendo rilevare che le regole non possono essere cambiate in corso d’opera. Letta avrebbe dovuto impedirlo, facendo ragionare il suo partito sui rischi derivanti da un’operazione tanto spericolata quanto ignobile sotto il profilo politico. Ed ora balla. Balla lui e ballano i “governativi” del Pdl i quali sono stati messi, sempre grazie all’inerzia di Letta, nella condizione di non poter spingere più di tanto per tenere in vita l’esecutivo e smarcarsi dai falchi che inevitabilmente li bollerebbero come “traditori” (categoria permanentemente molto in voga da quelle parti, come si si vede) e, dunque, non più in grado di assumere una posizione autonoma fino al punto di costituire un nuovo raggruppamento.

Ma forse era proprio questo che il Pd voleva e che a Letta non aveva fatto sapere. Cioè a dire lo schiacciamento del Pdl in un’area di rissosità e di confusione tale da non consentirgli di rimettersi in piedi in vista delle elezioni, da un lato; e dall’altro la creazione dei presupposti per lo scioglimento anticipatissimo delle Camere con la certezza della vittoria. In tal caso il candidato premier non sarebbe Letta, ma qualcun altro: indovinate chi?

Matteo Renzi è lì che fa il tifo per la decadenza di Berlusconi e per la decadenza di Letta. Un bel risultato, non c’è che dire, del giovane premier il quale pensava di cavarsela sostenendo che “una cosa è il governo e un’altra la vicenda di Berlusconi”. E’ ovvio che sia così, fino a quando la seconda non sconfina nella politica. Ed era inevitabile che sconfinasse. Non  trattandosi più di intervenire su una sentenza immodificabile, restava la via parlamentare non solo per sottrarre il Cavaliere ad un’uscita oggettivamente lacerante dal Senato, ma anche per evitargli l’incandidabilità per i prossimi sei anni. Detto che il Pdl fece malissimo il 6 dicembre dello scorso anno a votare la legge delega con la quale il governo Monti poté procedere alla riforma che porta il nome del ministro Severino (su questioni di libertà e giustizia è regola aurea non lasciare ampia libertà ai governi per legiferare), resta il fatto che alla frittata non si è voluto in alcun modo  rimediare rivedendo una legge (e di tempo per farlo ce n’è stato) oppure passando la palla alla Corte costituzionale, ipotesi invocata da giuristi di certo non vicini al centrodestra.

Letta non si è speso né sull’uno, né sull’altro fronte. Adesso piange sul latte versato.

Più in difficoltà di lui è certamente Angelino Alfano che si trova spiazzato e tenta di ricucire un rapporto ormai logoratosi definitivamente con il Cavaliere. Il fatto che questi abbia fatto saltare ieri il pranzo con la delegazione ministeriale dice tutto del suo furore in questi giorni in cui studia le mosse più adatte per affrontare la nuova situazione che comunque evolverà non porterà niente di buono al Pdl.

Se staccherà la spina, infatti, non è detto che si vada alle elezioni immediatamente (ipotesi comunque più probabile) e forse un governicchio lo si metterà in piedi per fare una legge elettorale sgradita al Pdl; se non lo farà, nessuno dei suoi elettori capirà come si può stare allo stesso tavolo insieme con i carnefici. Questi i corni del dilemma. Comunque vada, insomma finirà male. Peggio di una scissione vi può essere soltanto un Vietnam permanente con tutte le conseguenze del caso.

E se tra queste conseguenze dovesse essere travolta perfino la Legge di Stabilità, come ne uscirebbe l’Italia?

Letta doveva pensarci per tempo, insomma. Il Pd, al solito, ha dimostrato una irresponsabilità pari alla spocchia che esibisce presentandosi come “moralmente e culturalmente superiore”. Una vecchia storia che conosciamo e che si ripete. A danno di tutti.