Letta: non mi occupo della Severino. Pensiamo alle riforme e all’Expo 2015

La fiducia al governo poggia sulla separazione tra l’attività dell’esecutivo e le vicende giudiziarie. Mentre la giunta per il regolamento del Senato è tornata a riunirsi per sciogliere la matassa sulle modalità del voto sulla decadenza di Berlusconi, Enrico Letta dai microfoni di Radio anch’io risponde così alla richiesta del Cavaliere di dichiarare la non retroattività della legge Severino («basta una riga per correggerla», aveva detto ieri). «C’è bisogno di separazione fra le singole vicende giudiziarie e l’azione del governo», ha insistito il premier, «la risposta è contenuta nel voto di fiducia del 2 ottobre». Alla domanda se bastano i sette giorni per le riforme di cui ha parlato ieri Napolitano, Letta ha detto di «condividere completamente» l’appello del Colle ad accelerare la riscrittura delle regole. In particolare sulla legge elettorale è necessario stringere i tempi, anche accontentandosi del “poco” subito. «Ha ragione il presidente della Repubblica: non pensiamo solamente alla megariforma della legge elettorale che poi si rischia di non farla mai, pensiamo a ritocchi che consentano di evitare il porcellum che rappresenta il male assoluto. Anche il mio – ha concluso – è un appello al Parlamento a seguire le parole del Capo dello Stato». Sulla crisi economica il premier è tornato a difendere la legge di stabilità «perché dalla crisi si esce passo passo», ha detto utilizzando la metafora del calciatore che si è rotto i legamenti e che dopo il «gravissimo infortunio deve ricominciare a giocare e non può farlo subito duramente». L’Expo 2015 è un’occasione d’oro per tastare l’uscita dal tunnel della stagnazione. «Dopo la grande crisi può essere una grande vetrina per l’Italia della ripresa», ha spiegato, «può essere quello che sono state le Olimpiadi di Roma che hanno raccontato al mondo l’Italia del boom». E butta lì una scommessa audace: «Io penso che faremo meglio dei cinesi», parlando dell’esposizione univerale di Milano che segue l’Expo di Shanghai del 2010, «è  una scommessa ardita, ma vedo le cifre. Abbiamo un numero di Paesi che hanno acquistato padiglioni interi,  superiore al numero dei Paesi che hanno preso un intero padiglione in Cina. Per noi è un ottimo segnale».