Letta: chiedo la fiducia per l’Italia. E cita Croce: ciascuno ora si ritiri nella sua coscienza

Enrico Letta nelle sue comunicazioni al Senato ha detto che ” serve un vero e proprio nuovo patto di governo” e ha spiegato che il suo esecutivo è nato  in Parlamento “e se deve morire deve morire qui, in Parlamento”. Ha quindi accennato alla vicenda giudiziaria di Berlusconi: “La nostra repubblica democratica si fonda sullo stato di diritto. In uno stato democratico le sentenze si rispettano, si applicano, fermo restando il diritto intangibile” della difesa. Ma “senza trattamenti né ad personam né contram personam”. Ha poi ribadito che ”la stabilità va perseguita come un valore assoluto da perseguire e praticare” e che “se si tornasse al voto con il Porcellum” ci troveremmo di nuovo con le larghe intese “perché non si produrrebbe una chiara maggioranza”.

Quindi ha sottolineato che  ”il nostro obiettivo dichiarato da tempo è l’aumento di un punto di Pil nel 2014 e spero che la legge di stabilità sia l’occasione per dimostrare che il cambiamento in atto ma senza arretrare nel risanamento della finanza pubblica”.

Letta ha quindi accennato alla presidenza italiana del semestre europeo: “Il 2014 è domani ed è un anno decisivo in cui non possiamo permetterci di far tacere o far mancare la voce dell’Italia”. Nelle conclusioni Letta ha chiesto che finisca la fase della politica “da trincea” e ha chiesto al Parlamento non la fiducia contro qualcuno “ma per l’Italia”. Ha chiuso infine le sue comunicazioni citando Benedetto Croce: “Ciascuno si ritiri nella sua profonda coscienza”.

Sul voto di fiducia non è detto però che si registri un’insanabile spaccatura nel Pdl. Infatti giungendo al Senato per ascoltare il premier Silvio Berlusconi ha mostrato un atteggiamento più possibilista rispetto a ieri sera, quando aveva stabilito che il Pdl avrebbe votato no alla fiducia: “Sentiamo Letta e poi decidiamo”