Lascia anche la vicepresidente Merloni: Scelta civica sempre più “sciolta”

Scelta civica è sempre più sciolta. Maria Paola Merloni ha rassegnato le dimissioni dalla vicepresidente di Scelta Civica. La senatrice era  uno dei quattro vicepresidenti del partito assieme a Luciano Cimmino, Milena Santerini e ad Alberto Bombassei che ha assunto la presidenza del partito in seguito alle dimissioni di Mario Monti. Questa sera Merloni avrebbe dovuto partecipare al direttivo del partito convocato dopo le dimissioni di Monti per fare chiarezza sulla linea del partito. Il partito è sempre più spaccato tra Popolari e “montiani”, tanto da avere dato inizio alla conta interna. Nella lettera di sostegno alla Merloni ci sono le firme di otto senatori. Alla lettera mancano infatti solo le firme dei due senatori Udc, Casini e De Poli (perché di un altro partito) e del ministro della Difesa, Mario Mauro. Avrebbero invece firmato Albertini, Di Biagio, Di Maggio, Marino, Rossi, Olivero, L.Romano e D’Onghia.

Nelle ultime ore Monti ha inviato una lettera a Bombassei nella quale invita i reduci del partito a non lasciarsi “superare”. «Chi vuole superare Scelta Civica, svendendola dopo essersene servito, merita una vostra reazione. Civile ma forte», scrive Monti. Per l’ex premier bisogna «isolare quei pochi che, ottenuto il loro seggio in Parlamento o al Governo con il nostro simbolo (che allora, anche per loro insistenza, recava il mio nome), oggi vogliono “superare” Scelta Civica, in nome di nuovi progetti che appaiono non coerenti con i nostri valori costitutivi e che, comunque, non sono mai stati portati in discussione negli organi decisionali». Tirato in ballo, pur senza essere nominato direttamente, Mario Mauro, cerca di stemperare gli animi: «Mi conoscete da 14 anni, sapete che non umilierò l’Italia con riferimenti a polemiche di basso profilo quando c’è da occuparsi del governo di un paese stremato che ha bisogno di un governo che vada avanti». Mauro risponde così ai giornalisti che chiedono un commento sulle condizioni poste dai “popolari” di Scelta Civica per evitare la spaccatura e la successiva replica dei montiani che esse siano «troppo onerose». Le tre condizioni poste dai “Popolari “di Sc per evitare una spaccatura definitiva con i “montiani” sono state respinte al mittente. Le richieste erano: direzione di marcia verso il Ppe e nessuna scomunica a Mauro e verso l’Udc. Nel gruppo dei popolari, una quindicina di parlamentari, perlopiù deputati, figurano anche i senatori Lucio Romano, Andrea Olivero e lo stesso ministro della Difesa. I Popolari sono convinti di avere la maggioranza al Senato: in sostanza il gruppo di 11 firmatari di una richiesta di verifica politico-programmatica indirizzata al capogruppo Gianluca Susta resterebbero compatti. Dal fronte “montiano” è arrivato il no: per i fedelissimi del Professore dovrebbe invece «continuare l’esperienza di Sc superando l’alleanza con l’Udc, anche con gruppi parlamentari distinti». Intanto Mauro fa sapere che non sarà presente al direttivo perché impegnato come ministro della Difesa, a un vertice della Nato a Bruxelles. Per Mauro serve «un congresso vero. Un evento di democrazia. Un dialogo e non una rissa». Ma la rissa pare già in corso.