La telefonata “rubata” e lo scontro con il Colle. I precedenti di un “dialogo” tutto fondato sulla reciproca diffidenza

Ai ferri corti. L’ultimo braccio di ferro tra Berlusconi e Napolitano va ben al di là della dialettica fisiologica tra il capo della Repubblica e l’ex premier. La messa in onda a Piazza pulita dello sfogo telefonico del Cavaliere con un esponente del Pdl nel quale si riferisce che il Colle avrebbe fatto pressioni sulla Cassazione per avere la sentenza sul lodo Mondadori prima della pubblicazione e favorire De Benedetti (aumentando di 200 milioni il risarcimento) suscita un terremoto politico. Nella telefonata “rubata” Berlusconi, esausto e insonne da un mese e mezzo, racconta di aver saputo che Napolitano avrebbe fatto telefonare da Lupo (consigliere giuridico del Quirinale) al presidente della Cassazione che avrebbe chiamato il presidente di Sezione costringendolo a riaprire la Camera di consiglio. «Cosa che non succede mai! Perché la sentenza era già pronta il 27 di giugno». Poco dopo lo scoop («abbiamo ricevuto pressioni per non mandare in onda la telefonata ma voi la potete ascoltare perché abbiamo agito nel pieno rispetto delle regole giornalistiche», dice Formigli) arriva la replica durissima del Quirinale. «Quel che sarebbe stato riferito al senatore Berlusconi circa le vicende della sentenza sul Lodo Mondadori è semplicemente un’altra delirante invenzione volgarmente diffamatoria nei confronti del capo dello Stato». Non meno secca e perentoria la smentita del primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce : «È pura fantascienza». Si parla di attacco alle istituzioni repubblicane, di strategia dei veleni, di conflitto insanabile ma anche di violazione della privacy. «Questo furto di conversazioni private è criminale. Chi lo compie è un criminale», commenta duro Maurizio Gasparri.

L’episodio aggiunge altra benzina sul fuoco a surriscaldare ulteriormente il clima già infuocato di queste ore. Napolitano non si rivolge direttamente al Cavaliere ma non c’è dubbio che il “fattaccio” segni un inasprimento dei rapporti ormai di gelo totala tra il Colle e l’ex premier nel bel mezzo di una delle crisi di governo più difficili da sbrogliare. La storia dei due è contrassegnata da “fraintedimenti”, delusioni, cordialità e freddezza. I reiterati moniti del Colle alla responsabilità, alla fine dello scontro senza quartiere tra le forze politiche e al rispetto della magistratura sono sempre suonati come tirate d’orecchio al leader del Pdl. A dir poco irrituale lo stop impresso da Napolitano al lodo Alfano pur nella forma “impeccabile”che si confà alla prima carica dello Stato: all’epoca – era il 22 ottobre 2010 – espresse «forti perplessità» sul provvedimento ancora in discussione inviando una lettera a Carlo Vizzini, relatore in commissione. Dopo la bocciatura Berlusconi non restò a guardare, «mi sento preso in giro – disse – Napolitano non mi interessa, sapete da che parte sta…». Anche allora il Colle vergò la sua nota di disappunto:«Il presidente sta dalla parte della Costituzione, con assoluta imparzialità». Non fu certo super partes la gestione, un “capolavoro” istituzionale, della crisi dell’ottobre 2011 con la nascitas del governo Monti dopo il passo indietro di Berlusconi. A partire dalla clamorosa nomina di senatore a vita del professore bocconiano per avvalorare la tesi del tecnico al di sopra delle parti, talmente super partes da presentarsi alle politiche. Anche allora il Cavaliere dimissionario lasciò il Colle sentendosi tradito dalle garanzie non rispettate dalla prima carica dello Stato. «Spero che Napolitano non ripeta l’errore commesso dopo il “quieto colpo di stato” dell’Europa nei riguardi dell’Italia, secondo il giudizio di un intellettuale tedesco come Habermas», avverte Sandro Bondi.