La strage dei migranti ha un colpevole: l’ipocrisia

Sono quasi venti anni che organizzazioni criminali lucrano sui viaggi della morte che dalle coste della Libia dovrebbero far sbarcare migliaia di disgraziati in quella punta avanzata del territorio europeo che è l’isola di Lampedusa. Nel tentativo di arrivare sul nostro continente, più di settemila finora sono affogati. La meccanica, da venti anni, è sempre la stessa. Imbarcazioni che navigano a stento partono senza che nessuno le controlli o le registri dalle coste nordafricane, entrano indisturbate nelle nostre acque territoriali e appena in vista della costa vengono affondate o incendiate con i passeggeri che si buttano o vengono buttati a mare e cercano di guadagnare la riva. La storia si ripete sempre uguale e ogni volta si scrivono e si dicono le stesse cose. La più ripetuta – e la più banale e a nostro avviso ipocrita – è che si tratta di disgraziati in fuga dalla disperazione che non affronterebbero un viaggio così pericoloso se gli fosse consentito di venire in Europa liberamente. Quindi la colpa è dell’Italia, degli italiani e in particolare delle leggi che – guarda caso – hanno fatto i governi di centrodestra, volte a limitare, regolamentandolo, l’afflusso di immigrati. Quando finalmente l’Italia ha fatto un accordo con la Libia per fermare le navi della morte sono piovute le critiche, ma nessuno ha suggerito soluzioni alternative. Poi Gheddafi è stato ammazzato, la Libia è scivolata nel caos che è sotto gli occhi di tutti e il traffico è ricominciato. Il leit-motiv di questi ultimi giorni è che il mandante di queste stragi è la legge che porta la firma di Bossi e Fini e l’assassino è il reato di immigrazione clandestina. Questo facendo finta di dimenticare che esistono normative europee sui flussi, quote di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo e che Francia e Germania ci accusano da decenni di lasciar passare per il nostro territorio migliaia di indesiderati che poi si trasferiscono negli altri Paesi della Ue. La logica è forse cinica e poco romantica, ma non si fa prendere in giro. La logica permette a chiunque di capire che l’unico modo per risparmiare vite è impedire il traffico di esseri umani attraverso regole e controlli e non rinunciandovi. L’onestà intellettuale permette di comprendere che meno sono le persone che vengono accolte migliore sarà lo standard di assistenza e di tutela. La professionalità di chi opera a favore dei profughi insegna che il modo migliore per fornire assistenza è realizzare strutture di assistenza nella regione di origine e non portare masse di sbandati a migliaia di chilometri di distanza, senza prospettive e con un futuro incerto. Lo sa meglio di tutti chi, come la signora Boldrini, ha lavorato per decenni – anche se solo come “portavoce” – per organismi internazionali che si occupano dei rifugiati.