La sinistra vive con l’incubo del “fattore B”. Pur di fucilarlo, rinnegherebbe se stessa

Vivono con l’incubo dell’orco cattivo, della strega e la mela avvelenata, del vampiro che agisce nelle notti con la luna piena. Sono monomaniacali, a sinistra, ossessionati dal “fattore B” persino sui temi che hanno sempre condiviso, sui cavalli di battaglia di sempre. E proprio per questo, dopo le parole di Napolitano su amnistia e indulto, non rispondono – come hanno sempre fatto in questi anni – puntando sull’emergenza delle carceri sovraffollate o dello stato in cui versano i detenuti, ma si pongono un unico interrogativo: un eventuale provvedimento finirebbe per favorire “B”? Tutto ruota attorno a lui, hanno goduto delle sue lacrime nell’aula del Senato ma non hanno potuto ancora assistere alla sua fucilazione. La storia di “B” (lo chiamano così, per non pronunciare neppure il nome, prendendo spunto dai titoli-tormentone del “Fatto”) deve finire nel peggiore dei modi, anche a costo di rinnegare tutto ciò che hanno sostenuto sulla necessità di salvare sempre e comunque Caino. Escano pure dal carcere gli scippatori, i delinquenti di ogni specie, gli spacciatori di droga e magari anche qualche killer: l’importante è che in cella ci finisca e ci rimanga “B” o che gli sia data una pena alternativa per «pulire i bagni» come auspicato da Don Mazzi. Di fronte a una prospettiva del genere, persino Napolitano – il presidente idolatrato proprio dalla sinistra, perché «dei nostri» – è sospettato di agire in nome e per conto di “B” e di aver lanciato l’idea proprio per salvarlo, come se fosse un inflitrato del nemico. Gli irriducibili del Pd (i cosiddetti “falchi”) non cambiano mai e si espongono a tal puto da beccarsi una lezioncina persino da Di Pietro, che di sicuro non è un amico del Cav: «Chi è in buona fede, e io ritengo di esserlo, può e deve superare il sospetto che Napolitano abbia invocato queste misure per favorire Berlusconi. Lo credo non tanto perché abbia fiducia in questo Parlamento ma perché, riflettendoci bene, ritengo poco probabile, e quasi impossibile, che l’indulto e l’amnistia possano andare in soccorso del Cavaliere». La situazione, pertanto, è diventata surreale: «Pensare di fare un’amnistia o un indulto o interventi di altra natura con la pregiudiziale di punire sempre e comunque una sola persona – ha detto Maurizio Gasparri – sarebbe un modo di procedere inaccettabile. Si rifletta quindi con serietà, perché il mal funzionamento della giustizia e la situazione carceraria sono frutto del costante impedimento per realizzare una compiuta e complessiva riforma di tutto questo ambito». Ma la sinistra fa orecchie da mercante. Nessuno tocchi Caino, dicono. Ma c’è Caino e Caino…