La “Pupetta Maresca” di Alessandra Mussolini rispunta in sala dopo vent’anni di veleni e censure

Era una bellezza acerba la sua: capelli neri, forme morbide, un cognome importante che allora puntava più sulla parentela con la celebre zia attrice che non sui legami di sangue con il nonno statista: dalle teche degli archivi di viale Mazzini rispuntano le immagini di un’Alessandra Mussolini interprete in erba per il piccolo schermo di Pupetta Maresca, capostipite indiscussa di tutte le successive “donne d’onore”, riletta nella versione televisiva dal film che Riccardo Tortora girò nel 1982, insieme alla sua compagna di vita e di lavoro Marisa Malfatti, per la neonata Raitre (allora in quota alla Democrazia Cristiana in area fanfaniana). I riflettori, spenti per una serie di lungaggini e complicazioni, tornano dunque ad accendersi su quel lavoro, osteggiato e sequestrato, prima, dimenticato fino ad oggi, poi, che segnò il debutto sul set della diciannovenne Mussolini. Per l’occasione l’aspirante attrice sfoggiava sguardo intrepido e un vestitino nero fasciante, pertinenti a Il caso Pupetta Maresca: e oggi, quelle sequenze censurate dalla magistratura su richiesta della stessa Maresca («perché ledeva – disse Pupetta – la sua onorabilità»), e poi sdoganate nel ’94, dodici anni dopo la fine delle riprese del film di Tortora con la Mussolini, avranno finalmente la loro promozione sul grande schermo. Anche se in una piccola sala per cinefili doc fuori dal circuito distributivo tradizionale. Chissà come la prenderà Alessandra, visto che nel ’94, quando la Rai decise di mandare in onda il fim tv, si lamentò dell’inopportunità di quella scelta visto che proprio in quegli anni lei si dedicava con energia alla sua carriera politica. Quelle scene, che la ritraggono in un look da bellezza anni Cinquanta, calata nelle atmosfere noir tipiche della filmografia di impegno civile, tornano ora d’attualità cinematografica grazie ad una rassegna promossa dalla Cineteca nazionale in collaborazione con Raiteche, dedicata ai Sessant’anni di regia di Riccardo Tortora. Una iniziativa che nell’arco di due giorni ripropone al Cinema Trevi di Roma, titoli e progetti che rientrano nella nostra tradizione di celluloide d’impegno civile. Film che, tra estetica e denuncia, hanno rivisitato per il piccolo e grande schermo vicende criminali e saghe malavitose, alimentando di linfa artistica e nutrimento sociale cinema e tv a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Non è un caso allora se, da Rosanna Schiaffino in La sfida di Francesco Rosi, passando per la volitiva performance di Alessandra Mussolini nel tv movie firmato da Tortora, Il caso Pupetta Maresca, fino alla controversa incursione nel racconto camorristico della fiction di Canale 5 Pupetta, la ragazza con la pistola di Luciano Odorisio con Manuela Arcuri, la “signora di Castellamare di Stabia” ha affascinato sceneggiatori e registi. Le sue gesta che, nel 55, a soli vent’anni e incinta al sesto mese di gravidanza, l’hanno vista impugnare la calibro 9 contro un sicario, per vendicare la morte di suo marito, Pascalone ‘e Nola, sono state tradotte a vario titolo e con esiti diversi in copioni spettacolari, contribuendo alla nascita di una “mitologia criminale” molto in voga sui set. E quindi anche la sua maschera di celluloide, e la sua leggenda nera rivisitate nell’interpretazione di una giovane Alessandra Mussolini, approderanno in sala al cinema Trevi questa sera: un’operazione rispolvero che – ci si augura in chiave monografica e storiografica e lontana da sterili strumentalizzazioni di sorta – potrebbe restituire nuovo smalto a un lavoro archiviato prima ancora di essere divulgato.