La nuova stagione politica? Quella delle “leadership extraparlamentari”

La XVII legislatura repubblicana rischia di passare alla storia come la più pazza delle legislature del parlamento italiano. Se poi sarà anche la più breve lo si scoprirà nelle prossime settimane quando le primarie del Pd e lo scontro interno al Pdl avranno reso il quadro più chiaro. È però certo che – forse anche a causa del numero 17 che la accompagna – quella corrente è una legislatura anomala e non solo perché partita all’insegna delle larghe intese. Dal prossimo gennaio, infatti, potremmo trovarci dinanzi a una congiuntura unica al mondo e unica nella nostra storia, con l’avvio di una stagione che potremmo definire della “leadership extraparlamentare”. A gennaio il leader del Partito democratico sarà Matteo Renzi che non siede in Parlamento, alla guida del Pdl (o Forza Italia) ci sarà sempre Silvio Berlusconi, che nel frattempo sarà decaduto, la Lega sarà guidata da Maroni che non è più parlamentare, Vendola è anch’esso fuori dalla Camera ed è il leader di Sel, per non parlare di Beppe Grillo che non è mai stato eletto e fa il padre padrone del Movimento “5 stelle”.

Dal 2014 i leader della politica italiana staranno tutti fuori dalle aule parlamentari, con conseguenze difficili da immaginare. Berlusconi, Renzi, Grillo, Maroni e Vendola dovranno decidere i destini di un Parlamento di cui non fanno parte e tutto lascia presagire che lo scontro si sposterà fuori dalle aula e che Camera e Senato diventeranno poco influenti, con il rischio oggettivo di un repentino ritorno alle urne. Diventa infatti difficile immaginare un sistema politico capace di reggersi su partiti in preda a vere e proprie sclerosi. Renzi vuole che il governo cada per andare al voto e candidarsi alla premiership, ma non vuole lasciare le sue impronte digitali sulla fine della legislatura. Berlusconi vuole uccidere le larghe intese, bonificare il suo partito, andare al voto per tentare l’ennesimo colpaccio elettorale oppure stare all’opposizione di un Renzi ormai meno anti-berlusconiano di Enrico Letta. Grillo prima va al voto prima avvia il repulisti interno per far fuori chi lo ha tradito ed educare i nuovi parlamentari che farà eleggere. Vendola prima stacca la spina alle larghe intese prima recupera il suo ruolo determinante numericamente quale unico alleato del Pd. Infine la Lega pur essendo poco interessata al voto potrebbe cogliere il momento anche per fare chiarezza al suo interno.

Nonostante gli enormi sforzi di Giorgio Napolitano, il lavorio paziente di Letta e l’aiutino straniero di Obama e Merkel il governo ha poche chance di resistere ad una stagione di “leadership extraparlamentare” che poteva essere compensata nella sua anomalia soltanto da una forte alleanza tra Pdl e Pd per la tenuta delle larghe intese. Ma se i due grandi partiti sono ai ferri corti e se le divisioni interne a loro stessi aumentano anziché diminuire le possibilità che questa legislatura contrassegnata dal numero 17 vada avanti diventano davvero poche.