La Kyenge torna alla carica: «Cancelleremo il reato di clandestinità e la Bossi-Fini, anche senza il Pdl»

Non lo dice esplicitamente, ma lo lascia capire. Con l’aiuto dei grillini il centrosinistra può cancellare il reato di clandestinità e riformare la Bossi-Fini. Cecile Kyenge torna alla carica in un’intervista nel salotto amico di Fabio Fazio. Ospite della trasmissione Che tempo che fa, la ministra dell’Integrazione insiste su temi che le sono cari: il percorso per abolire il reato di clandestinità «è già stato avviato e dalle dichiarazioni di molti parlamentari è chiaro che deve essere sicuramente rivisto». Specifica pure che l’abolizione di questo reato in Parlamento «troverà una maggioranza diversa rispetto a quella che abbiamo attualmente al governo». La Kyenge sostiene pure che la discussione sulla clandestinità va «affrontata senza alcuna ideologia, cercando di capire quali sono stati (negli anni) i costi e benefici. In questi anni – aggiunge – molti tribunali hanno aperto e chiuso molti fascicoli, introducendo sanzioni che nessuno ha mai pagato. La confusione è nata dal fatto che è passata l’idea che questo era il modo per prendere gli scafisti». E poco importa che nel resto della Ue il reato di clandestinità esiste e nessun politico intende abrogarlo. Ma la Kyenge va avanti senza indietreggiare. E, in particolare sulla Bossi-Fini, parte da un concetto filosofico: «Nessuna legge è eterna». Fa poi forza sul fatto che dal 1990 ad oggi il numero degli immigrati arrivati in Italia è cresciuto da poco più di un milione a cinque milioni, per dire che «il fenomeno migratorio in Italia è un fenomeno stabile, ma in continuo cambiamento». Per questo motivo la politica «deve adattarsi ai cambiamenti del nostro tempo e deve dare delle risposte ha chi è già sul territorio». Facendo sponda con la campagna di Repubblica, che sta raccogliendo firme per abolire la legge Bossi-Fini, la Kyenge ha osservato che «all’interno delle due Camere abbiamo la rappresentanza di molti partiti politici che non si trovano al governo e che possono confrontarsi». Un segnale a Vendola e al Movimento 5 Stelle, che in Commissione Giustizia del Senato ha presentato e votato l’emendamento pro-clandestini nonostante la posizione ufficiale di Grillo. Ma ha fatto i conti senza il centrodestra.