Katyn, la Corte di Strasburgo non rende giustizia ai familiari delle vittime di Stalin

Quando si dice lavarsene le mani. La Corte di Strasburgo ha scritto la parola fine al ricorso portato dai familiari di 12 prigionieri polacchi uccisi, assieme ad altri circa 22mila connazionali, dai militari sovietici dell’Armata Rossa nel maggio 1940 nei pressi della foresta di Katyn. La sentenza emessa toglie ogni speranza ai ricorrenti di vedersi riconoscere lo status di vittime dalle attuali autorità russe per le decisioni che presero nel 2004 di mettere fine all’inchiesta sul massacro di Katyn e di secretare tutti i documenti relativi a questa decisione. I giudici di Strasburgo, da un lato, hanno dichiarato di «non essere competenti» per giudicare sull’inchiesta condotta dalle autorità russe sul massacro, essendo questo avvenuto dieci anni prima che entrasse in vigore la Convenzione europea dei diritti umani. Dall’altro hanno stabilito che, essendoci la sicurezza della morte dei prigionieri, i loro familiari non possono essere considerati vittime di un trattamento inumano e degradante da parte delle autorità sovietiche, come lo sono coloro che nulla sanno di cosa è successo a un loro parente scomparso, e su cui possa esserci incertezza sulla sorte. L’unico punto su cui la Corte si è pronunciata criticando Mosca, è la mancanza di collaborazione di quest’ultima nel fornire tutta la documentazione richiesta. I giudici ritengono che nessuna delle spiegazioni date da Mosca per la mancata consegna alla Corte di Strasburgo dei documenti inerenti la decisione sulla chiusura dell’inchiesta sul massacro di Katyn sia valida. Neanche quella che questi documenti sono coperti dal segreto di Stato. Non si capisce per quale motivo Mosca avrebbe dovuto fornire documentazione intanto ad una corte “incompetente”, e poi su fatti che sono stati acclarati sin dal 1990, quando il Cremlino ammise la responsabilità della strage che fino a quel momento era stata falsamente attribuita ai soliti tedeschi. Per la verità, fu proprio Radio Berlino a denunciare per prima al mondo l’ennesima atrocità di Stalin, che fece massacrare militari e civili polacchi dai suoi soldati. Oggi l’Europa decide di non accettare la storia, dichiarandosi non competente e preferendo scaricare le responsabilità su Mosca, che invece la vicenda del massacro comunista l’ha chiarita da tempo.