Il Nobel per la Pace all’organizzazione che indaga sulle armi chimiche, delusione per Lampedusa

Lampedusa non ce l’ha fatta, e forse non è mai stata neanche realmente candidata, nonostante il battage mediatico seguito alla tragedia dei clandestini morti in mare. Il premio Nobel è stato assegnato all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) . «Grazie al lavoro dell’Opac l’uso delle armi chimiche è un tabù», è la motivazione del  Comitato per il Nobel. «Quanto accaduto in Siria, dove sono state usate queste armi, riporta in primo piano la necessità di incrementare gli sforzi per eliminare questi armamenti», sostiene ancora la recitano ancora la fondazione svedese, che ha lodato il lavoro svolto anche recentemente sul versante siriano. «Per anni abbiamo fatto il nostro dovere contribuendo alla pace del mondo. Le ultime settimane hanno dato ulteriore impulso alla nostra missione. Accetto con umiltà il premio Nobel per la Pace e con voi mi impegno a continuare a lavorare con immutata determinazione», ha spiegato il direttore generale dell’organizzazione, il turco Ahmet Uzumcu. L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) ha sede all’Aja ed è stata fondata nel 1997, quattro anni dopo la firma della convenzione contro l’uso delle armi chimiche. Sconosciuta ai più, l’Opac è finita sotto i riflettori solo di recente per il suo ruolo nella risoluzione della crisi in Siria. Lo scorso 28 settembre è stata infatti incaricata da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di controllare lo smantellamento dell’arsenale chimico del regime di Bashar al Assad fino al 30 giugno 2014. Tre giorni fa il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha invitato i Quindici di creare una “missione comune” Onu-Opac, con 100 uomini che opereranno sul territorio siriano. La missione farà base a Damasco e avrà un’altra sede a Cipro, sarà guidata da un coordinatore civile speciale con il rango di sottosegretario generale, e si articolerà in tre fasi. La prima è già iniziata con l’invio di un team di uomini che si trova in Siria dal primo ottobre. La seconda, fino al primo novembre, dovrebbe consentire la distruzione di tutti gli impianti di produzione delle armi chimiche. Mentre l’ultima fase, dal primo novembre al 30 giugno 2014, sarà la più difficile e comporterà la distruzione di circa 1.000 tonnellate di prodotti tossici.