Il metodo Kyenge a Londra non funziona. Il ministro in diretta tv dice a un immigrato di tornare in Iraq

«Lei deve lasciare il nostro Paese, è una spesa a carico de nostri contribuenti. Le sue richiesta di asilo sono ridicole». A dirlo domenica sera in diretta alla Bbc, Mark Harper, ministro dell’Immigrazione, per certi versi omologo della nostra ministra dell’Integrazione, Cécilè Kyenge. Harper, esponente di spicco dei conservatori britannici, ha serenamente ma severamente rimbeccato le lamentele di un immigrato iracheno. «Sono cinque volte che chiedo asilo nel vostro Paese ma non mi viene concesso. Se torno mi uccidono». Davanti a queste osservazioni il ministro dell’Immigrazione non ha battuto ciglio: «Le sue richieste sono ridicole, lei deve tornare nel suo Paese». Nei talk show britannici il tema dell’Immigrazione clandestina è all’ordine del giorno e l’intenzione da parte del governo va in senso opposto rispetto a quella del governo italiano. Il governo intende modificare la legislazione in materia di immigrazione: un pacchetto di misure dovrebbe entrare in vigore entro sei mesi. Da una parte si intendono inasprire le pene nei confronti degli immigrati clandestini, dall’altra imporre multe salate a chi affitta a cittadini stranieri, senza verificare che gli inquilini siano regolari. Alla stessa maniera, sarà impossibile aprire un conto presso una banca senza avere dimostrato di risiedere nel Regno Unito legalmente. Inoltre, per combattere il turismo sanitario, anche gli studenti stranieri dovranno pagare una tassa per usufruire del servizio sanitario nazionale, il celeberrimo e celebrato Nhs, sul quale pesano tanti immigrati che vengono apposta in Gran Bretagna per farsi curare gratuitamente. Ultima, ma non meno efficace, è la campagna pubblicitaria riservata agli immigrati irregolari: sui bus e attraverso una cartellonistica stradale, si sollecitano i clandestini a lasciare la Gran Bretagna se non vogliono finire in prigione. Tutto questo avviene mentre, in Italia, la Kyenge invita a spalancare le frontiere ai migranti. Se un immigrato dovesse scegliere tra Londra e Roma, avrebbe ancora qualche dubbio?