Il Front national si prende Brignoles, ma guarda ad un’altra Europa

Il secondo turno a Brignoles (nel sud della Francia) conferma il primato del Front National. Laurent Lopez, “in solitaria”, senza essere apparentato con nessuno, ha vinto le elezioni cantonali parziali con il 53,9%, seconda è arrivata Catherine Delzers, candidata dall’Ump, ottenendo il 48,1%. Il dato politico interessante è che il “Fronte Repubblicano”, su cui facevano affidamento l’Ump, il Ps, il Front de gauche, ecologisti ed altri partitini di sinistra non ha prodotto l’effetto sperato: si è anzi dissolto di fronte all’avanzata della destra “sovranista” (che la Le Pen preferisce alla dizione sia di “estrema destra” come di “destra repubblicana”). Il candidato del Front National ha guadagnato il 14% in più dei consensi rispetto alla tornata precedente. Un successo che viene considerato un ottimo viatico in vista delle elezioni municipali di primavera e soprattutto delle europee di maggio che, complice il sistema proporzionale, porterà nel Parlamento europeo una consistente rappresentanza “nazionalista”: il che preoccupa le oligarchie europee consapevoli che per quell’epoca il deterioramento della situazione economica darà ancor più fiato a quanti mettono in discussione le istituzioni dell’Unione e l’inefficacia dell’euro a far fronte all’affondamento economico e sociale europeo.

Il ministro dell’Educazione nazionale di Hollande, Vincente Pellon, commentando l’exploit del candidato della Le Pen, ha detto che la sua vittoria “è una cattiva notizia per la democrazia e per la repubblica”. Ecco perché perdono i socialisti: quando le cose si mettono bene per loro è la democrazia e la repubblica che ne guadagnano; al contrario, ne soffrono, come se i cittadini fossero di serie A o B a seconda del voto che esprimono.

Ma i francesi hanno capito il gioco e non si lasciano più abbindolare da classi dirigenti – rappresentate nel partito unico Umps (vale a dire gollisti più socialisti) secondo una definizione in voga Oltralpe – che hanno fatto lievitare il debito pubblico fino al due milioni di miliardi di euro, che non sono state capaci di arrestare la disoccupazione, che hanno fatto della laicità declinata come intolleranza nei confronti degli stessi immigrati (vedi la polemica sul velo) un residuo del giacobinismo a cui inconsciamente si ispirano, che hanno travolto il sentimento maggioritario dei francesi varando la legge che introduce i matrimoni gay e non hanno mai rivolto la benché minima attenzione alla salvaguardia della famiglia tradizionale. Che cosa sperano di raccogliere? Il pianto delle burocrazie di Bruxelles e di Francoforte?

Socialisti e traditori del gollismo (tanto che la Le Pen si richiama esplicitamente all’eredità del Generale e questa è un’assoluta novità che viene solitamente sottovalutata) hanno messo in ginocchio la Francia. La leader del Front national è riuscita nella impresa ritenuta impossibile fino alle presidenziali dello scorso anno di “dédiaboliser” il suo partito, conferendogli oltretutto quell’autosufficienza che gli veniva negata: non stringe accordi e vince. Se l’Ump, contestato come principale partito di opposizione, non troverà il modo di rivedere la sua pregiudiziale “repubblicana”, verrà, come molti osservatori commentano oggi, fagocitato dalla Le Pen che è diventata la sua nemica principale. Se i sedicenti neo-gollisti oltretutto continueranno a “scannarsi” in vista della candidatura alle presidenziali del 2017, sperando che dalla battaglia tra Copé, Fillon e Sarkozy -che rappresentano il vecchio, l’inutilizzabile personale politico – possa venir fuori una vittoria “per disperazione”, si sbagliano di grosso. I sondaggi confermano, oltretutto, che i francesi sono fortemente critici rispetto alla gauche e non ritengono che all’impresentabile Hollande, crollato nella considerazione dei suoi stessi elettori dopo appena un anno all’Eliseo, si possa contrapporre un qualche ferro vecchio del gollismo distorto e privo di appeal. Non resta che il Front nazional. Non più una protesta, ma una speranza. Per in tanti francesi che vogliono reagire alle politiche dell’Unione che, drammaticamente, stanno lacerando l’Europa e impoverendo i popoli.

Marine Le Pen – e gli elettori lo hanno capito – non è un’euroscettica o addirittura un’anti-europeista. E’ semplicemente fautrice di un’altra Europa: una federazione di popoli e di Stati nella quale vengano riconosciute le loro specificità e strategicamente si misuri  nell’affrontare le sfide che impongono la costruzione di grandi aggregati nazional-comunitari contro le speculazione dell’aggressiva finanza senza volto e senza patria. I francesi l’hanno capito.