Il dolore del sindaco: Letta venga a contare i morti con me. Napolitano: la Ue si muova

«Letta venga a contare i morti con me». Rabbia, dolore, impotenza. È il grido che si leva dal sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini (nella foto), di fronte alla strage degli immigrati, il cui bilancio è destinato ad aggravarsi con il passare delle ore. Il j’accuse del primo cittadino dell’isola di frontiera è contenuta in un telegramma indirizzato al premier. «È una tragedia immane. Basta! Ma che cosa aspettiamo? Cosa aspettiamo oltre tutto questo? È un orrore continuo», ha detto il sindaco che da mesi lancia allarmi per una situazione esplosiva a rischio di collasso. «Non posso non esprimere incredulità per la miopia dell’Europa, che insiste nel girarsi dall’altra parte. Come si fa a ritenere gli sbarchi un’emergenza? I migranti  – spiega Nicolini – arrivano sulle nostre coste da anni e continueranno a farlo ancora per molto tempo. Se le istituzioni non interverranno subito, saranno inevitabilmente complici di questo assurdo e vergognoso eccidio». La tragedia di oggi non ha precedenti e il martoriato mare di Lampedusa deve ancora restituire molte vittime mentre la politica  fa i conti con le sue responsabilità fatte di incapacità, strumentalizzazioni ideologiche e fiumi di retorica. Tra i vari commenti spicca quello di Emma Bonino: «Gli esodi non hanno una soluzione miracolosa, altrimenti l’avremmo già trovata e perseguita», dice il ministro degli Esteri mentre negli stessi minuti Papa Francesco lancia la sua esclamazione “vergogna!”. Dura la presa di posizione di Napolitano che lancia un nuovo Sos all’Unione europea: «Siamo ormai dinanzi al succedersi di vere e proprie stragi di innocenti, sino alla più sconvolgente questa mattina a Lampedusa, che non si può girare attorno alla necessità assoluta di azioni da parte della Comunità internazionale e in primo luogo dell’Unione europea». Per il capo dello Stato è necessario presidiare le coste straniere da cui partono i viaggi della morte: «Bisogna stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i paesi di provenienza dei flussi di emigranti e richiedenti asilo». Oggi non è  «il momento di dare colpe a nessuno ma chiederemo ai Paesi dell’Unione di fare ciascuno la propria parte», dice il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge che insieme a Laura Boldrini ha stigmatizzato duramente il fuor d’opera della Lega come «un punto di non ritorno». Nell’aula di Montecitorio, infatti, il leghista Gianluca Pini ha accusato il presidente della Camera e la ministra di strumentalizzare il tema dell’accoglienza «in modo ipocrita e pericolosissimo» mentre il collega Salvini scriveva su Facebook: ”L’Europa esprime tristezza per i morti in mare. Ipocriti schifosi!”. Domani in tarda mattinata il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che è volato a Lampedusa annullando  ogni impegno, riferirà in Parlamento sullo stato dell’arte e le inziative. Il presidente del Senato Pietro Grasso sollecita una revisione della legislazione in materia: Non possiamo lasciare al loro destino i migranti – ha detto – ma l’Italia non deve essere lasciata sola dall’Europa: questa sfida coinvolge tutta la comunità internazionale sia nell’accoglienza che nel sostegno ai paesi di origine perché la fuga non sia la sola speranza».