Il default Usa si allontana: accordo in extremis tra democratici e repubblicani. E Wall Street festeggia

La Cnn ha annuncisto che al Senato degli Stati Uniti è stato raggiunto l’accordo tra democratici e repubblicani su shutdown e debito federale. Il sito Politico.com  ha diffuso la notizia che la legge che salva  gli Usa dal default dovrebbe essere però varata prima dalla Camera. E ciò al fine di velocizzare  i tempi di approvazione finale dell’accordo. Se la Camera riuscirà  a dare il suo via libera e invierà  il testo al Senato saranno superati alcuni ostacoli procedurali. Di fatto, a quel punto, la Camera Alta potrebbe avrebbe bisogno di un semplice voto procedurale, che superi la quota di 60 voti favorevoli, in modo da portare la legge sulla scrivania di Barack Obama per la firma finale entro la mezzanotte, in tempo per evitare il default. La notizia dell’accordo  raggiunto al Senato fa balzare in avanti la borsa di Wall St. che ragistra un guadagno di 200 punti dell’indice Dow Jones a quota 15.365.

La giornata si era aperta nel segno di un cauto ottimismo. Un appello alla ragionevolezza era giunto da John McCain, ex avversario di Obama e tuttora tra i Senatori più ascoltati a Capitol Hill: «I repubblicani dovrebbero capire che abbiamo perso la battaglia. Come avevo predetto settimane fa non avremmo potuto vincere perché stavamo chiedendo qualcosa che non era alla nostra portata, non era raggiungibile».

L’incubo del default ha anche portato il presidente Obama a sferrare un duro attacco allo speaker repubblicano della Camera John Bohener: «Non è capace di controllare il suo gruppo parlamentare.Abbiamo avuto molti momenti in cui avevamo di fatto trovato l’accordo sul debito. Poi però – attacca Obama – Boehner tornava indietro e cambiava idea, dicendo che non poteva controllare i suoi». Così l’inquilino della Casa Bianca ha definito i suoi avversari: «Il partito repubblicano? Una collezione di tribù senza un capo». Il braccio di ferro sul bilancio federale s’è fatto, nelle settimane scorse, sempre più duro per l’intrasigenza di molti parlamentari repubblicani a tagliare i fondi al programma di estensione dell’assistenza sanitaria pubblica, l’Obamacare. Punta di lancia dell’opposizione al presidente è stato il movimento dei Tea party.