Il “ciclone” Le Pen si abbatte sugli “eurocratici” e rilancia il tema della sovranità. Ma non chiamatela estrema destra…

Soltanto un anno fa, a ridosso delle elezioni presidenziali che pure aveva affrontato da protagonista ottenendo un risultato assai lusinghiero, nessuno avrebbe scommesso sull’ascesa irresistibile di Marine Le Pen. In molti, nel suo stesso partito, erano pronti a giurare che più  del 17% non avrebbe potuto ottenere. Quest’autunno la scena francese è tutta sua, della bionda Marine che ha tramortito l’establishment politico con un sondaggio shock pubblicato due giorni fa dal Nouvel Observateur. Secondo il settimanale, non certo tenero con il lepenismo e la destra più in generale, dopo la strabiliante performance del candidato frontista Laurent Lopez nel primo turno dell’elezione cantonale di Brignoles, nella quale ha letteralmente stracciato tutti i concorrenti,  la leader del Front National è in testa ai sondaggi in vista delle europee del maggio del prossimo anno con il 24%, due punti sull’Ump e, soprattutto, cinque punti sul Partito socialista. Molto al si sopra del MoDem di Bayrou e dei sopravvissuti giscardiani accreditati all’11%, del Front de gauche al 10% e di altre liste che tra ecologisti, neo-marxisti e vari gruppuscoli non arrivano complessivamente al 10%.

Con questo viatico, la Le Pen  ha dichiarato che intende presentarsi alle presidenziali del 2017 con buone speranze di vittoria, soprattutto se l’Ump continuerà a decomporsi e la guerra interna tra Copé, ex-segretario del partito e Flillon, ex-primo ministro non cesserà. Ma nella galassia neo-gollista un’altra mina sta per esplodere: la riapparizione di Sarkozy. L’ex-presidente della Repubblica, uscito ammaccato dall’Eliseo, l’altro giorno è stato prosciolto con un non luogo a procedere dall’accusa di circonvenzione d’incapace nei confronti della miliardaria Bettencourt che, secondo l’accusa caduta nel nulla, sarebbe stata “costretta” a finanziare la campagna elettorale di Sarkozy. Forte di questa sentenza che lo riabilita e profittando delle lotte intestine che hanno ridotto ad uno straccio il suo partito, l’ex-presidente non ha perso tempo: ha radunato i suoi amici più fedeli, tra i quali non figurano i due maggiori rivali che si disputano le spoglie dell’Ump, ed ha pianificato il suo ritorno facendo chiaramente intendere che sarà lui il candidato della “destra presentabile” alle prossime presidenziali”.

Per molti ha fatto male i suoi calcoli. Sarkozy troverà sulla sua strada una destra non più gravata dall’estremismo che ha fatto tanto comodo ai suoi avversari, poiché l’elettorato del Front National si è talmente dilatato negli ultimi anni da non poter ritenere il 24% degli elettori francesi tutti pericolosi eversori, cannibali politici, devastatori delle istituzioni. Marine Le Pen ha diffidato i media, suscitando un vivace dibattito nei giorni scorsi soprattutto su “Le Monde”, dall’usare la definizione di “estrema destra” parlando del suo partito. Lei, insomma, rifiuta una categoria oggettivamente demonizzante e si rivolge all’elettorato “tranquillo” tradito dai partiti “presentabili” nella difesa dei diritti primari del popolo francese a cominciare dall’imposizione fiscale, dalla sovranità messa in soffitta per compiacere le autorità monetarie di Francoforte, da una politica sull’immigrazione i cui effetti i burocrati di Bruxelles sembrano scoprire soltanto dopo l’ultima strage in mare davanti a Lampedusa.

Il segretario generale dei Front, Steeve Briois, dopo i risultati resi noti dal Nouvel Observateur, ha dichiarato che il dato è “da interpretare come uno slancio di entusiasmo manifestato da parte della maggioranza degli elettori francesi per Marine Le Pen e per il Fn, come un’adesione alle loro critiche ad un’Unione europea utraliberale e opprimente alla quale i partiti del sistema hanno venduto le loro anime ed il destino dei nostri compatrioti”. Ed ha aggiunto: “I francesi manifestano l’intenzione di riprendersi il loro destino e di ridonare alla loro nazione tutta la sua sovranità”.

Il ministro socialista dell’Interno Valls, può anche arrampicarsi sugli specchi tentando di scalare gli asset del Front national scimmiottando il suo linguaggio sui temi che hanno fatto breccia nei francesi, ma è destinato a fare un buco nell’acqua: nel suo partito, il Ps, si guadagnato molte antipatie e gli elettori non gli credono. Mentre la Le Pen guadagna l’approvazione niente meno che di Alain Delon. L’attore ha dichiarato: “Sono gollista da più di quarant’anni, ma bisogna vivere con il proprio tempo. Non si può essere in un mondo hollandista”. Martedì scorso ha fatto il suo endorsement lepenista in una intervista al quotidiano Le Matin, nella quale si è pronunciato contro l’adozione dei bambini da parte dei gay, sconfessando così una delle leggi del governo Hollande che ha contribuito ad affossarlo nei sondaggi di opinione.

Nella storia della Quinta Repubblica, non era mai accaduto che il presidente eletto ed il suo primo ministro Jean-Marc Ayrault  registrassero un livello di popolarità tanto basso  dopo poco più di un anno dall’elezione: il 29%. Come dire: la stragrande maggioranza di coloro che votarono Hollande, oggi non lo farebbero più, e soprattutto non accorderebbero la maggioranza al suo partito, il Ps, precipitato nei sondaggi al 19%. Sarkozy, fa notare Le Monde, nel momento più critico della sua presidenza, alla fine del mandato insomma, non era mai sceso sotto il 30%.

Marine Le Pen si prepara, dunque, non soltanto a conquistare alcune regioni nelle parziali dei prossimi mesi e comuni importanti come Nizza e Marsiglia, ma complice la legge proporzionale, a portare numerosi deputati al Parlamento europeo tra sette mesi. Là farà valere il suo “sovranismo” da non scambiare con anti-europeismo. Lei è l’erede della destra francese nazionale e sociale. E come tale viene percepita anche nelle aree che un tempo esprimevano vasti consensi alla sinistra e che oggi imputano alla “tecnocrazia socialista” le responsabilità del loro impoverimento.

Non di “estrema destra”, dunque, la Le Pen, ma semplicemente francese. Come i suoi connazionali che già la vedono all’Eliseo. Se i neo-gollisti comprendessero che i “nostalgici” sono loro, la storia francese (ed in parte quella europea) cambierebbe.