Il Cav rischia il carcere, il Pdl l’implosione e l’Italia di finire a pezzi. Uno scenario da brivido

Rischio implosione. Concreto, questa volta. Anzi più che probabile, quasi certo. I quattro voti con cui il governo si è salvato ieri al Senato la dicono lunga sullo stato di fibrillazione  che permane nel Pdl. Le riforme costituzionali hanno rischiato di andare a gambe all’aria ancor prima che la discussione sul merito entrasse nel vivo. Bisognava, infatti, approvare la legge costituzionale che istituisce il “comitatone” per le riforme: al momento del voto la maggioranza dei senatori berlusconiani si è defilata. La Lega ha evitato il peggio. Un “avviso” alle colombe, ai governativi? Quasi tutti lo leggono così l’episodio che ha messo in allarme Letta ed Alfano. In vista, naturalmente, del voto sulla decadenza di Berlusconi che segnerà il punto di non ritorno di una storia che sembra sul punto di finire con una scissione.

Ieri, per una curiosa  coincidenza, il gup di Napoli ha rinviato a giudizio il Cavaliere per la faccenda della cosiddetta compravendita  dei senatori, al centro della quale vi è Sergio De Gregorio che ha patteggiato una pena di venti mesi. Il pericolo che, una volta decaduto, Berlusconi venga arrestato è molto concreto. Ne è consapevole lui, ne sono consapevoli i suoi che fanno quadrato per evitare almeno il voto palese, in favore del quale, irritualmente si è espresso il presidente Piero Grasso attirandosi le critiche del Pdl.

Se le cose dovessero andare come molti temono, per il leader del centrodestra potrebbe non esserci  scampo:  le porte del carcere si aprirebbero drammaticamente davanti a lui. Ecco perché la questione della decadenza diventa cruciale e si riverbera sul piano politico riproponendo la crisi di governo come strumento di dissuasione nei confronti di vuole cancellare Berlusconi dalla scena politica e, soprattutto, con l’intento di sottolineare che non si può essere alleati con chi vuole il capo di uno dei due maggiori partiti della coalizione addirittura in galera.

In realtà, per quante giustificazioni si possano addurre, è a dir poco bizzarro immaginare che due forze alterative continuino tranquillamente a governare mentre una di essa ha determinato l’internamento di Berlusconi, inevitabile, come sostengono in tanti, se perde lo “scudo” dell’immunità parlamentare perché esposto alle iniziative giudiziarie di alcune procure ed in particolare a quella di Napoli (senza contare il processo Ruby bis i cui pericoli nessuno si nasconde).

Come farebbero i “governativi” a sostenere che l’esecutivo possa e debba comunque andare avanti se dovesse davvero profilarsi un’ipotesi di questo genere?

Ecco la preoccupazione dominante nel centrodestra e non solo. Ed ecco perché quell’ “avviso” al Senato arrivato ieri condiviso anche dalle colombe , per come i numeri fanno capire. Avvicinandosi il giorno del giudizio la drammatizzazione della vicenda è inevitabile. Berlusconi, insomma, rischia la galera – e questa volta sul serio – ed il suo partito, mai così diviso, non può che reagire con conseguenze sulla tenuta dell’esecutivo non meno drammatiche. Se il governo cade, Berlusconi viene espulso dal Parlamento e i partiti si dividono che cosa pensate che accada da qui alla fine dell’anno?

La risposta è semplice ed ognuno la conosce. Il cortocircuito tra i poteri dello Stato ha fatto saltare il già precario equilibrio che si era costruito dopo con l’insediamento del governo Letta. Il punto d’arrivo della crisi sistemica lo vediamo adesso nitidamente.