Il Cav: «Contrasti? Ho parlato per due ore con Alfano…». La sentenza «architettata per eliminarmi»

Il day after è stato ricco di incontri, faccia a faccia, chiarimenti e tentativi di riportare serenità nel partito. Poi il colloquio finale al Senato con Renato Schifani. All’uscita, Berlusconi viene assalito dai microfoni e dalle domande dei giornalisti. È il momento di spiegare cos’è successo. Con una premessa, necessaria per far capire che il clima è cambiato: «Il Pdl è assolutamente unito, c’è solo qualche contrasto interno». «Vedo sui giornali tutto questo dissenso, ma io ho già parlato due ore con Alfano e non vedo le cose che sono sui giornali e le agenzie». Il motivo del sì al governo? «Abbiamo votato la fiducia perché Letta ha dato assicurazioni sulle cose da fare ai nostri ministri e nel suo discorso». Poi una precisazione: non sarà presente alla seduta pubblica della Giunta per le immunità a Palazzo Madama, che dovrà decidere sulla decadenza del suo mandato di parlamentare «perché abbiamo presentato una memoria in cui si evidenzia che questi giudici sono irresponsabili con un obiettivo personale trasferito in una cosa pubblica, cioè la Giunta, che ha funzioni giurisdizionali. La sentenza su Mediaset è una sentenza politica», afferma Berlusconi. «Si tratta di una sentenza politica e indegna architettata a tavolino per eliminare il leader del centrodestra».

Ma nel partito ci sono ancora molti nodi da sciogliere e la tensione resta alta anche se l’ipotesi di scissione, almeno per ora, è stata messa in stand by. Non a caso Roberto Formigoni aveva già messo un piede sul freno: «Abbiamo trovato un Berlusconi dialogante». Poi arriva la contromossa: in serata alcuni esponenti del Pdl si presentano a Palazzo Grazioli con un documento in sostegno dell’ex premier con oltre cento firme in calce (da Fitto a Carfagna, da Gelmini a Verdini, Santanché, Brunetta e Bondi). E riparte il confronto duro: «Doveva essere una giornata di tregua e di riflessione nel Pdl. Ci troviamo di fronte invece ad un ulteriore atto di aggressività e di conflittualità», dice Fabrizio Cicchitto. «Venti parlamentari bussano a Palazzo Grazioli per resa dei conti interna. In un giorno come questo…», aggiunge Gaetano Quagliariello. «Quel documento è solo un atto di solidarietà a Berlusconi alla vigilia della riunione della Giunta», specifica Francesco Giro. A chiarire è Maurizio Gasparri: «Siamo in tanti nel partito determinati a coniugare lealtà a Berlusconi, unità del Pdl, libertà di confronto sulle idee e su strutture che coinvolgano tutti coloro che rappresentino realmente idee e territori. Questi obiettivi devono essere raggiunti tanto più in un momento di attacco frontale ai diritti e alla libertà di Silvio Berlusconi».