I saggi e le riforme. Quagliariello: «Non basta cambiare la legge elettorale»

La relazione finale dei “saggi” sul tema delle riforme non lascia margini di dubbio: «La modifica alla legge elettorale non è sufficiente per far ripartire il Paese».  A dirlo Gaetano Quagliariello nella sua informativa alla Camera. «Occorre sgombrare il campo dall’illusione – premette il ministro delle riforme – di poter porre rimedio ai deficit di capacità decisionale, di stabilità e di rappresentatività con un ennesimo intervento sul solo sistema elettorale o affidandosi alle esclusive dinamiche spontanee dei partiti». Insomma, non è solo cancellando il Porcellum che si risolvono i problemi dell’Italia. Nell’informativa il ministro ha sottolineato che «bisogna disegnare le nostre istituzioni per rendere possibile un bipolarismo ben temperato, dove a fronteggiarsi siano non due fazioni armate con l’unico obiettivo di distruggere il nemico ma due schieramenti politici alternativi, reciprocamente rispettosi e uniti quando sono in discussione i valori fondanti della nostra comunità». Nella relazione un capitolo a parte è stato dedicato alla necessità di dare più poteri al capo dello Stato. «I limiti derivanti dalla mancata presenza di una figura neutrale al vertice dello Stato, spesso invocati dagli oppositori di qualunque evoluzione in senso semipresidenziale della nostra Repubblica potrebbero essere superati con adeguati meccanismi e contrappesi idonei a fugare i timori di derive plebiscitarie, considerando anche che l’inserimento di gran parte delle democrazie del vecchio continente nella trama istituzionale dell’Unione europea rappresenta il più efficace antidoto contro i rischi di abuso del potere della maggioranza». Quagliariello ha poi ricordato che «il Presidente della Repubblica non venne affatto disegnato dai padri costituenti italiani come figura neutra, quasi notarile, priva di poteri di natura politica. Egli dispone infatti di alcuni poteri spiccatamente politici», fino «al penetrante potere di intervento nella risoluzione delle crisi politiche, eventualmente decidendo di sciogliere le Camere».

I saggi hanno poi «espresso unanime valutazione negativa sul funzionamento del voto degli italiani all’estero, proponendo la soppressione della circoscrizione Estero».  Agli italiani residenti all’estero, verrebbe garantito il diritto al voto ed eventualmente «qualora il Senato fosse eletto direttamente, una rappresentanza al suo interno delle comunità degli italiani residenti all’estero».  In ofni caso, «non possiamo permetterci un ennesimo fallimento. Un fallimento sulle riforme produrrebbe con ogni probabilità il ripetersi della situazione di incertezza e di instabilità che ha caratterizzato l’inizio dell’attuale legislatura, e ostacolerebbe la rimozione di quelle anomalie e forzate coabitazioni tra forze politiche diverse e distanti che impediscono oggi al nostro Paese di divenire una normale democrazia dell’alternanza».