I “ribelli” di Sc verso il nuovo gruppo dei “popolari”. Monti furioso: «Transfughi polverosi»

Si va  verso un nuovo gruppo al Senato, formato da 12 senatori di Scelta civica, tra cui Pier Ferdinando Casini e Mario Mauro. Dopo le dimissioni di Monti, gli undici firmatari del documento in sostegno del governo, più il ministro Mauro, sono pronti a compiere il primo passo verso una formazione politica dei moderati e popolari. Il nuovo gruppo, che attrarrebbe la maggioranza dell’attuale gruppo Sc, dovrebbe avere la parola “popolari” nel nome. E potrebbe attrarre, si racconta a Palazzo Madama, anche due o tre senatori Pdl.

Non si fa attendere la risposta  di Monti. Ed è furiosa. L’ex presidente del Consiglio attacca a testa bassa gli ex amici.  Smentendo il suo tradizionale aplomb, scaglia parole tonanti : «Scelta Civica non è nata per questi vecchi giochi politici. Non posso permettere che questo avvenga ed è per questo che ha voluto sollecitare la coscienza e l’attenzione delle grandi forze vitali, liberali e popolari, ma serie, che ci sono in Sc contro questo piccolo progetto di vecchio sapore di polvere». A rafforzare la sua invettiva, Monti dichiara di aver voluto, con le sue dimissioni, «far venire alla luce un progetto di una minoranza nel partito  che mirava al superamento di Scelta Civica verso una entità non particolarmente ben definita ma di cui si è capito che dovrebbe o potrebbe farne parte il Pdl non ancora deberlusconizzato». Al centro di questa bagarre tra   “moderati” emerge  lo scontro personale tra Monti e il leader dell’Udc. «Il rigore intellettuale e l’autorità morale del presidente Casini sono tali che non mi permetto certo di commentare le sue importanti parole»: così, ironicamente, Monti ha risposto a una domanda dei giornalisti sul fatto che il leader dell’Udc aveva definito  «ridicole» le accuse che gli aveva mosso, a margine di una presentazione di un libro di Andrea Riccardi all’Università Cattolica di Milano.

Preoccupato per la rissa scoppiata al centro dello schieramento, ma anche  allarmato dai sommovimenti all’interno del Pd, è Enrico Letta. «Ormai sono abituato a convivere con l’instabilità»: così dice il premier ai microfoni Tg1,  aggiungendo che «parlerà con Monti e con Fassina». Letta  ha tra l’altro detto di essere convinto che da questo confronto se ne potra’ uscire «molto più forti».