I parlamentari del Pd si scoprono Viet Cong. Ma la guerriglia la fanno al governo Letta

Si propongono come i campioni della stabilità e della responsabilità, accusando il centrodestra di estremismo e populismo. Poi però, di fatto, i grattacapi a Enrico Letta sono proprio i parlamentari del Pd a crearli. Sono bastati solo un paio di giorni dal voto di fiducia al governo  per rivedere all’opera diversi “guastatori” delle larghe intese. E sono tutti targati Pd. Hanno cominciato con l’emendamento (poi ritirato) per reintrodurre l’Imu sulle case al di sopra di un certo valore, hanno proseguito con gli attacchi furibondi (e strumentali) alla legge Bossi-Fini mentre ancora si allineavano i corpi  delle povere vittime della tragedia di Lampedusa, hanno ancora proseguito con la freddezza con la quale  hanno accolto il messaggio di Napolitano sull’emergenza carceri, e hanno concluso votando in Senato  un emendamento dei grillini per abolire il reato di immigrazione clandestina. E tutto questo in meno di una settimana. Quando si dice lo spirito “bipartisan” di fronte alle emergenze nazionali! E quelli che abbiamo citato non sono che i casi più clamorosi. Perché sono pressoché quotidiane le dichiarazioni di vari esponenti piddini decisamente contrari allo spirito delle larghe intese. È come se avessero deciso di fare i “guerriglieri”, i Viet Cong, contro il governo da essi stessi sostenuto.

Su tutte le questioni più rilevanti, la prima preoccupazione della classe dirigente di largo del Nazareno  appare  solo quella di piantare  una bandierina di sinistra, come se le lezioni fossero imminenti. Ecco ad esempio quello che dice Cuperlo sull’abbassamento del cuneo fiscale, misura sacrosanta e su cui sono tutti d’accordo, ma impresa assai impegnativa per la necessità di reperire le risorse necessarie:  «Il Pd -si fa bello l’esponente della sinistra –  deve fare in questa maggioranza e in questo governo la sua battaglia per ridare priorità, per ripartire dal lavoro. Le risorse per il cuneo fiscale devono servire a garantire incentivi alle imprese che innovano, ma la gran parte di quei fondi deve servire per mettere nelle buste paga dei lavoratori 100 euro in più, anche per risollevare i consumi». E chi non vorrebbe 100 euro in più nello stipendio? Ma Cuperlo ha il dovere di indicare il modo in cui  realizzare un simile obiettivo. Altrimenti fa solo demagogia e propagnada a buon mercato. Parla così l’esponente di un partito che sostiene un governo di grande coalizione?

Insomma, questa primissima fase dopo il giro di boa della fiducia ha dimostrato chiaramente che, la prima  a dolersi dell’esperienza delle larghe intese, è proprio la pancia del Pd. Forse non si sono ripresi dal trauma di vedersi sfuggire una vittoria elettorale che consideravano acquisita. Forse temono operazioni neocentriste. Forse Renzi (insieme  a  una vasta componente del Pd) non vuole che Letta si rafforzi troppo. Forse hanno paura che la collaborazione di governo con il Pdl li danneggi elettoralmente. Forse tutte queste cose insieme. È certo però che si tratta di preoccupazioni di basso profilo. E in definitiva  controproducenti. Perché, se mai i Viet Cong piddini dovessero conquistare la loro Saigon (cioè governare da soli) potrebbero trovare solo macerie.