I “gendarmi” del mondo ci spiano: ma le nostre vite sono così interessanti per gli Usa?

Gli americani non perdono il vizio di atteggiarsi a gendarmi del mondo. Le Monde ha rivelato che l’agenzia di spionaggio Nsa ha intercettato negli ultimi due anni in maniera massiccia e sistematica milioni di francesi. Il giornale, citando documenti nelle mani dell’ex-agente americano Edward Snowden, ha precisato che settanta milioni di dati telefonici o elettronici dei francesi sono stati spiati con il pretesto di combattere il terrorismo anche se coloro che sono finiti nella rete nulla hanno a che fare con pericolosi sospetti di voler aggredire l’impero americano. Il governo francese ha timidamente reagito con la convocazione all’Eliseo dell’ambasciatore statunitense a Parigi al quale Hollande rappresenterà il suo personale disappunto e quello dei cittadini francesi. Non ci risulta che lo stesso abbiano fatto i governanti di Germania, Belgio, Austria, Polonia, Inghilterra, Canada, Nuova Zelanda, Australia che pure risultano costantemente sotto l’osservazione dei satelliti americani.

Milioni di cittadini, dunque, di Paesi amici o alleati degli Stati Uniti sono costantemente tenuti sotto controllo. A qual fine? Contrastare e debellare  il terrorismo, naturalmente. Nobile intento, ne conveniamo. Ma è piuttosto sconcio che  nelle maglie dei servizi statunitensi restino impigliate anche ignare casalinghe e o pacifici impiegati ed operai mai sospettando che le  loro conversazioni telefoniche, al pari di quelle di politici, diplomatici, manager, giornalisti, intellettuali, eccetera,  vengono registrate e gelosamente custodite chissà dove. È la libertà modello Grande Fratello, insomma.

E gli Usa sono specialisti nel far accettare a chicchessia pratiche che coinvolgono tutti, naturalmente anche noi italiani, come ha scritto il Corriere della sera, riportando la notizia che circa tre settimane fa una delegazione del Copasir, il Comitato parlamentare sui servizi segreti, in missione negli Stati Uniti ha appreso che l’attività spionistica del Paese che li ospitava riguardava anche i telefoni ed i computer degli italiani. Gli americani finora si sono giustificati asserendo che il tutto avviene secondo le leggi vigenti in America che regolano la tutela  della privacy: leggi americane che non ci risulta siano state adottate dall’Italia, né dagli altri Paesi la cui sicurezza è evidentemente molto cara all’establishment di Washington. Il Copasir ha convocato i sottosegretario con delega ai servizi segreti, Marco Minniti. Possiamo anticipare che, al di là delle parole di esecrazione di circostanza, non verrà fuori un bel niente.

È una vita che gli americani, utilizzando l’ombrello atlantico, fanno quello che vogliono in Europa e altrove. E nessuno, a quanto ci risulta, si è mai lamentato della patente limitazione della sovranità delle nazioni e dell’insopportabile ed illegittima ingerenza nelle società libere. Una volta il pretesto era la “guerra fredda”; oggi è la lotta la terrorismo. Niente di nuovo sotto il sole.

Ci piacerebbe sapere che cosa se ne fanno dei dati “non sensibili” i guardoni della Nsa, dove finiscono, qual è l’utilizzo finale di privatissime conversazioni che non mettono a repentaglio la sicurezza mondiale. Per avere qualche ragguaglio non crediamo che basti la convocazione di un diplomatico o qualche risentito articolo di giornale. Ci sarebbe bisogno di un’azione comune dell’Unione europea. Se questa operasse politicamente, è ovvio. Per il momento dobbiamo accontentarci delle non-spiegazioni americane. E adattarci all’idea che dall’altro capo dell’Oceano sanno tutto di noi. Probabilmente hanno letto questo articolo ancor prima che lo abbiate letto voi. E ciò è consolante in un certo modo: ci togliamo la soddisfazione di fargli capire  cosa pensiamo di loro,  americani guardoni e spioni, della Nsa, del sistema di sicurezza statunitense e della sgradita sudditanza a cui sottostiamo.