I “colonnelli” replicano all’intervista di Fini. La Russa: «Avrei potuto seguirlo solo su posizioni di destra»

Non ha lasciato indifferenti l’intervista di Gianfranco Fini al Corriere della Sera con le anticipazioni del contenuto del suo libro in uscita per Rizzoli, Il ventennio. Il primo a replicare è stato Ignazio La Russa. «Fini ha messo in piazza un dolore che non fu estremo solo per lui»,risponde sul quotidiano di via Soferino, quando gli ricordano il dispiacere provato da Fini quando constatò che anche lui si era  piegato al diktat sulla sua espulsione dal Pdl. «Quando mi mandò a chiamare, e io andai subito, perché era comunque ancora il mio capo, io gli sconsigliai con forza di non andarsene : gli dissi che, al contrrio, avrebbe potuto e dovuto mettersi alla guida di un correntone interno». Consiglio inutile. «Lui era determinato: “sai Ignazio – mi disse- è già difficile stare in un partito con Berlusconi, figurati in una posizione di minoranza”». La Russa risponde poi alla domanda sul perché proprio lui non abbia seguito Gianfranco Fini nella sua nuova avventura. La spiegazione è squisitamente politica: «In verità è che io avrei potuto seguire Gianfranco, se avesse rotto con Berlusconi su posizioni di destra, da destra, e non con quella tragiva deriva centrista, che la sinistra addirittura salutava con tutti gli onori, in visibilio…». Aggiunge La Russa: «Del resto, scusi: chi fu poi il primo capogruppo alla Camera di Fli? Benedetto Della Vedova, un radicale che adesso sta addirittura con Scelta Civica». Ancora: «L’ideologo di Fli, a un certo punto, divenne Fabio Granata, uno che a noi, dentro An, sembrava uscito da una sezione di Rifondazione…». Parla di lui e di Gianfranco come di «due ex grandi amici. Un rimpianto rimane -aggiunge- Fini poteva essere il leader di un rande cetnrodestra e invece ha deciso di autodstruggersi».

A commentare l’intervista di Fini è poi il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, che in un twitter al vetriolo rievoca quando «nel 2004 un mio intervento all’assemblea di An fu decisivo per salvare Fini, in minoranza nel partito. fu un errore -afferma- dovevamo cacciarlo». Quindi è la volta del senatore Altero Matteoli: «Dalla politica non ci si dimette», commenta. «Certo che esiste una destra che va oltre l’orbita del Pdl, ma da quello che vedo negli ultimi mesi, questa destra più che dare voce a una nuova generazione, mi sembra un’adunata di reduci». Completa il quadro Storace, definito da Fini «leale»: «Difficile immaginare Fini di nuovo alla guida di un soggetto politico», afferma il leader della Destra.