Giovani senza lavoro: l’Italia supera la soglia del 40% e torna ai livelli del ’77

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24anni) – secondo dati Istat – ad agosto balza al 40,1%, in rialzo di 0,4 punti percentuali su luglio e di 5,5 punti su base annua. Viene così superata per la prima volta la soglia del 40% e raggiunto il livello più alto dall’inizio sia delle serie mensili (2004) sia trimestrali(1977). Un dato choc cui si aggiungono quelli contenuti nel rapporto Cnel sul mercato del lavoro: tra il 2008 e il 2012 i disoccupati ufficiali sono aumentati di oltre un milione di unità ma “l’area della difficoltà occupazionale” registra un aumento di circa 2 milioni di persone.

L’analisi del Cnel non lascia aperti spiragli di ottimismo. ”L’evoluzione del mercato del lavoro italiano – prosegue il Rapporto – suggerisce che parte dell’aumento del tasso di disoccupazione sia di carattere strutturale. Vi è il rischio che molti di coloro che sono stati espulsi dal mercato, o non sono neanche riusciti ad entrarvi, restino a lungo fuori dal processo produttivo. Il deterioramento del capitale umano legato alla persistenza ai margini del mercato determina una grave perdita per il lavoratore e per la società nel complesso”. La partecipazione è aumentata in modo non omogeneo anche dal punto di vista territoriale, con una crescita più marcata nel Mezzogiorno, dove nella maggior parte dei casi si è tradotta in un passaggio dallo stato di inattività alla disoccupazione. Si è quindi ulteriormente ampliato il divario tra Nord e Sud del Paese. ”Affiancando ai disoccupati anche gli inattivi disponibili a lavorare e coloro che ricercano non attivamente – sottolinea il Cnel – si ottiene una misura più ampia dei lavoratori che potrebbero essere inseriti nel circuito produttivo. L’offerta di lavoro “potenziale” così calcolata aumenta fra il 2008 e il 2012 di ben 900.000 persone, invece delle 550.000 della definizione standard delle forze di lavoro”. Secondo il Cnel, infine, con un tasso di crescita del Pil pari al 2% la disuccupazione potrebbe tornare all’8% entro il 2020.