Giovanardi arriva in Senato e conferma: in 40 stiamo con Letta. Romani lo smentisce: sono solo 12

Carlo Giovanardi, area colombe Pdl, in rotta di collisione con il Cavaliere, un “traditore” per dirla con l’infuriata Marina Berlusconi, entrando in Senato alle 9 in punto ribadisce i numeri del grande strappo: a votare la fiducia a Letta saranno 40 senatori del Pdl. Lo smentisce Paolo Romani, che sottolinea che lui resterà nel partito: “Sono solo dodici”. 

Ma non è solo questione di numeri. La giornata odierna, ha detto ieri Paolo Mieli a Ballarò, ricorda quella del 14 dicembre del 2010, quando a dare la spallata a Berlusconi ci provò Gianfranco Fini, anche lui, come Angelino Alfano, ex-delfino di un leader abituato a vedere sempre eseguiti i suoi ordini. Insomma tutti sanno che la posta in gioco va molto al di là della sopravvivenza del governo Letta. E ancora Paolo Mieli ha parlato di “tensione drammatica” guardando il battibecco tra Fabrizio Cicchitto e Alessandro Sallusti, sotto gli occhi divertiti di Giovanni Floris, direttore de Il Giornale accusato dai “moderati” del partito di voler utilizzare il metodo Boffo a danno dei ministri ribelli alla linea dura imposta da Berlusconi. Cicchitto dice che Sallusti è uno “stalinista”, un Vishynski, e in definitiva un maleducato. L’altro ribatte che Cicchitto sta tradendo l’elettorato di centrodestra regalando i voti conquistati da Berlusconi a Epifani e al Pd. Poi accusa ancora: state dando la pugnalata alle spalle al Cavaliere, lo state tradendo, siete i soliti democristiani (ma Cicchitto è un ex Psi). E quando il pubblico di Ballarò applaudiva Cicchitto, Sallusti sentenziava: ecco vedi, la sinistra ti applaude, come facevano con Fini e con Monti.

E il dito puntato di Sallusti contro il “tradimento” dell’ala moderata del Pdl anticipava la linea che Silvio Berlusconi intende seguire e che si è condensata in un giudizio sprezzante: un’alleanza tra Pd e transfughi Pdl – ha detto il Cavaliere a Panorama – “sarebbe talmente indecorosa e avvilente che si scontrerebbe con una ripulsa popolare. Napolitano non darebbe mai l’avallo a un simile esperimento”.