È morto Erich Priebke. Condannato per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, non rinnegò mai il nazismo

L’ex ufficiale delle SS Erich Priebke è morto oggi all’età di 100 anni. Ne dà notizia il suo legale Paolo Giachini, affermando che egli ha lasciato come “ultimo lascito” una intervista scritta, da considerarsi come suo “testamento umano e politico”. Secondo Giachini l’ex ufficiale ha sopportato con dignità e coraggio la sua “persecuzione”.

Il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici ha commentato la notizia osservando che ora Priebke farà i conti “con gli angeli delle Fosse Ardeatine che si occuperanno di lui per l’eternità”.

La vicenda giudiziaria di Erich Priebke raggiunse il suo culmine il 7 marzo 1998 quando la corte militare d’appello di Roma lo condannò all’ergastolo assieme ad un altro ex ufficiale delle SS, Karl Hass, per la strage del 24 marzo del 1944 passata alla storia come l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Una sentenza giunta al termine di una lunga vicenda processuale, iniziata nel 1995 con la richiesta da parte delle autorità italiane di estradizione a quelle dell’Argentina, dove Priebke viveva. L’ufficiale giunse in Italia nel novembre di quell’anno e venne richiuso nel carcere di Forte Boccea, a Roma. La Procura militare ottenne il rinvio a giudizio per “concorso in violenza con omicidio continuato in danno di cittadini italiani”. Il primo agosto 1996 il tribunale militare dichiarò estinto il reato per intervenuta prescrizione disponendo la scarcerazione. Una sentenza che fece enorme scalpore e non fu mai eseguita, in quanto l’ex SS poche ore dopo venne riarrestato per una richiesta di estradizione presentata dalla Germania. La Corte di Cassazione, il 15 ottobre 1996, annullò la decisione del tribunale militare e dispose un nuovo processo. Dopo una lunga disputa di natura giurisdizionale il 10 febbraio del 1997 la Cassazione decise che spettava al tribunale militare di Roma, con una nuova composizione, giudicare Priebke e l’altro gerarca Hass. Il 4 aprile del ’97: comincia il processo, nell’aula bunker di Rebibbia. In primo grado Priebke viene condannato a 15 anni (10 dei quali condonati). Quindi nel processo d’appello arriva la sentenza all’ergastolo, decisione confermata anche dalla Cassazione. Per l’età avanzata a Priebke vengono concessi i domiciliari. Scontati in un appartamento alla periferia nord di Roma, al quartiere Aurelio.

Priebke aderì al Partito nazionalsocialista nel 1933, segnalandosi come un membro solido e determinato. Queste caratteristiche piacquero a Heinrich Himmler che lo fece entrare nelle SS dove Priebke raggiunse il grado di capitano (SS-Hauptsturmführer). Dopo l’armistizio e fino al mese di maggio 1944 opera a Roma sotto il comando di Herbert Kappler. Dopo l’attentato dei Gap  ai danni di una compagnia del battaglione Bozen in via Rasella, il 23 marzo 1944, Kappler ordinò le esecuzioni di 335 ostaggi, da fucilare per rappresaglia alle Fosse Ardeatine. A proposito della strage, Priebke dichiarò nel 1998 alla Corte militare d’Appello: “Accettai l’ordine perché in caso di rifiuto sarebbe stato eseguito ugualmente. Inoltre sapevo, come tutti noi, che anche il mio rifiuto all’ordine, la mia morte ed enormi travagli per i miei parenti non avrebbero comunque salvato quelle vite”.

Durante il processo poche voci si levarono in difesa di Priebke (tra cui quelle di Vittorio Feltri e di Giampiero Mughini). Anche il giornalista Massimo Fini parlò di “aberrazioni” nella vicenda giuridica del capitano nazista. Massimo Fini sottolineò che un processo per le Fosse Ardeatine si era già svolto nel 1948 in Italia (ma Priebke non era nemmeno imputato) e fu condannato il solo Kappler. Fini ricordò in quell’occasione il principio per cui nessuno può essere processato due volte per lo stesso reato.