Dopo l’invio del pacco-bomba i No Tav rincarano le accuse e gli insulti al giornalista della “Stampa”

Il pacco bomba recapitato al quotidiano “La Stampa” è «la dimostrazione che il rischio è effettivo e può essere anche grave». Lo ha detto il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, che ha aggiunto: «È da parecchio tempo che molti osservatori denunciano come stia serpeggiando, a margine del movimento No Tav, in cui ci sono persone assolutamente perbene e altre che non lo sono affatto, un messaggio criminale che si può sintetizzare con parole molto brutali ma che rispondono, secondo me, alla realtà: chi tocca certi fili, si tratti di giornalista, amministratore, politico, magistrato o poliziotto, rischia». Dello stesso parere il vicepresidente del Csm, Michele Vietti: la vicenda è «preoccupante» e «dimostra come la magistratura abbia fatto bene a tenere alta l’allerta» e, in particolare, «il procuratore Caselli abbia fatto bene a richiamare tutti a una grandissima attenzione». Dal canto suo, il movimento No Tav, se da un lato ha preso le distanze dal gesto terroristico («il movimento No Tav ha chiarito in più occasioni che non ha assolutamente né la volontà né l’interesse di creare danni alle persone. Pallottole e bombe non ci appartengono»), dall’altro lato non ha risparmiato critiche e accuse, al limite dell’intimidazione, al giornalista destinatario del pacco-bomba: «Continuiamo a sottolineare la faziosità e il comportamento indegno che alcuni cronisti e alcune testate hanno nei confronti del movimento stesso. Fatti come questo non ci impediscono di sottolineare lo squallido lavoro che lo stesso cronista Massimo Numa porta avanti in favore di interessi mafiosi e corrotti quali sono quelli del progetto Tav Torino-Lione e di tutti coloro che da questa inutile opera trarranno profitto a danno dei cittadini».
Come è noto, un plico contente materiale esplosivo è stato recapitato giovedì alla redazione della “Stampa”, indirizzato a Massimo Numa, uno dei giornalisti che segue la vicenda della Tav e che in passato era già stato più volte minacciato. L’innesco dell’esplosivo era contenuto in una chiavetta Usb. Se inserita, sarebbe esplosa. La “bomba” era costituita da 120 grammi di polvere compressa all’interno di un hard disk, collegati a un chip. La Scientifica ne ha analizzato il contenuto ed ha accertato che si trattava appunto di una bomba pronta ad esplodere nell’arco di cinque secondi dal momento in cui fosse stata collegata a un computer.