Diciannovenne italiano ucciso nel Kent: «Rubi il lavoro a noi inglesi…». Nove arresti

Forse una forma di razzismo contro un immigrato, ma stavolta italiano: la vittima è un ragazzo sbarcato nel Regno Unito con una valigia carica di sogni. È stato ucciso perché accusato di rubare il lavoro agli inglesi. «Ho trovato lavoro in un ristorante italiano, con origini napoletane, e ora sto imparando a fare il cameriere davvero tutto perfetto». Così, appena una settimana fa, scriveva su Facebook Joele Leotta, 19enne brianzolo di origini napoletane che era andato in Inghilterra a per studiare e cercare un lavoro. Era arrivato a Maidstone, nel Kent, appena una decina di giorni fa e, come raccontava ai suoi amici su Facebook stava «cercando di sistemarsi». Poi, l’assurdo epilogo: Joele è stato ucciso a botte nell’appartamento in cui era appena andato a vivere. A picchiarlo fino a farlo morire, otto ragazzi inglesi che volevano impartire una lezione a lui e a un suo amico «perché – questo il motivo come raccontato dal quotidiano Il Giorno – rubavano il lavoro agli inglesi». Leotta aveva trovato impiego con l’amico in un ristorante della zona. È qui che i giovani inglesi hanno cominciato a importunare i due amici, accusandoli di rubare lavoro agli inglesi e, quando ormai i due ragazzi lecchesi erano nel loro alloggio, gli otto hanno fatto irruzione e li hanno massacrati. Uno di loro avrebbe anche usato un coltello contro Leotta. L’amico Alex Galbiati, è originario sempre della zona, ha avuto lesioni al collo, alla testa e alla schiena: è ancora in ospedale ma sarebbe fuori pericolo. Per l’omicidio e l’aggressione sono stati effettuati nove arresti. I familiari di Joele, avvertiti lunedì dell’accaduto, martedì sono partiti per il Kent. La sua morte  ha sconvolto tutti quelli che lo conoscevano. Enrico Oldani uno dei responsabili della squadra di basket di Nibionno, per cui giocava il ragazzo ha raccontato: «L’ho conoscevo bene perché giocava nella squadra di basket che io seguo come istruttore, anche se non sono l’allenatore, era un ragazzo socievole, tranquillo, conosco bene anche il padre non riusciamo a credere a una tragedia simile. So che terminata la scuola si era messo a lavorare in zona, come cameriere o cuoco in qualche ristorante. Non so invece di preciso quando fosse andato in Inghilterra ma non credo tanto tempo fa».